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	<title>FotoNote &#187; svizzera</title>
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	<description>Appunti di Fotografia</description>
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		<title>ARAKI Love and Death</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Feb 2011 09:12:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_2417" class="wp-caption aligncenter" style="width: 521px"><img class="size-full wp-image-2417" title="Araki2015Fweb20presentaz20expo" src="http://www.fotonote.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/02/Araki2015Fweb20presentaz20expo.jpg" alt="" width="511" height="404" /><p class="wp-caption-text">Nobuyoshi Araki, courtesy the artist and Yoshiko Isshiki Office, Tokyo</p></div>
<p>Non nascondiamo la nostra passione per il lavoro del fotografo giapponese Nobuyoshi Araki, le sue foto, a volte è vero eccessive, sono un concentrato di cultura pop e tradizione giapponese. Le splendide e arrendevoli geishe che il maestro ama ritrarre legate, ci guardano languide facendoci partecipi di un tabù e di un rituale che va ben aldilà dell&#8217;erotismo. Non è facile ammirare questi scatti in un museo italiano e una volta tanto ci ha pensato la Svizzera a presentare una imperdibile retrospettiva dedicata ad un grande maestro della provocazione.</p>
<p><strong><em>ARAKI Love and Death</em>,è il titolo della mostra che si sta svolgendo al <a href="http://www.mdam.ch/esposizioni/presentazione.cfm?IdEsposizioni=1602" target="_blank">Museo d&#8217;Arte,  Villa Malpensata</a> </strong>di Lugano (Svizzera) e che, fino al 20 febbraio, presenta  le immagini dell&#8217;artista giapponese.</p>
<p>La restrospettiva, curata dal critico Fuyumi Namioka, ripercorre la lunga, e articolata, carriera del fotografo  e presenta nel lungo percorso espositivo una serie di scatti inediti <strong> </strong> realizzati  dal fotografo giapponese nelle settimane immediatamente precedenti la mostra ed  esposte a Lugano in assoluta anteprima.</p>
<p>Tra le serie presentate nel museo svizzero ci sono anche <em>Sentimental Journey e Winter Journey </em>che raccontano una dolorosa esperienza personale di Araki, ma ci sono anche dinamici paesaggi urbani in bianco e nero (<em>Cityscapes</em>), sensuali  immagini di fiori e di cibo e infine i celebri nudi femminili che catturano lo sguardo in modo magnetico e conturbante.</p>
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		<title>Esovisioni</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Feb 2011 09:24:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Leggere l&#8217;attualità grazie ai grandi reporter di viaggio: a Torino va in scena una interessante mostra che propone scatti d&#8217;autore dedicati ai popoli orientali. Immagini che emergono dal passato e che grazie alla sensibilità degli autori si trasformano in un documento senza tempo. Dal 28 gennaio al 26 febbraio 2011 la splendida cornice seicentesca di Palazzo Bertalazone di San Fermo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_2389" class="wp-caption aligncenter" style="width: 603px"><img class="size-large wp-image-2389" title="22. Danzatrice di legong" src="http://www.fotonote.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/02/22.-Danzatrice-di-legong--593x600.jpg" alt="" width="593" height="600" /><p class="wp-caption-text">Gotthard Schuh, Danzatrice di legong, © Fotostiftung Schweiz, ProLitteris/Museo delle Culture, Lugano</p></div>
<p>Leggere l&#8217;attualità grazie ai grandi reporter di viaggio: a Torino va in scena una interessante mostra che propone scatti d&#8217;autore dedicati ai popoli orientali. Immagini che emergono dal passato e che grazie alla sensibilità degli autori si trasformano in un documento senza tempo.</p>
<p>Dal 28 gennaio al 26 febbraio 2011 la splendida cornice seicentesca di <a href="http://www.palazzobertalazone.com/" target="_blank"><strong>Palazzo Bertalazone di San Fermo</strong></a> a Torino ospita la mostra fotografica, realizzata in collaborazione con il<a href="http://www.lugano.ch/museoculture/" target="_blank"><strong> Museo delle Culture di Lugano</strong></a>, dal titolo <em>ESOVISIONI.</em></p>
<p>Il percorso espositivo, che propone opere dello scrittore e filosofo italiano Fosco Maraini e dei reporter svizzeri Gotthard Schuh e Walter Bosshard, è articolato in tre sezioni: <em><strong>L’incanto delle donne del mare. Le Ama di Hekura nell’opera di Fosco Maraini</strong></em>;<em> </em><em><strong>L’isola degli dèi. Bali nell’opera di Gotthard Schuh</strong></em><em> </em>e<em> </em><em><strong>L’India al tempo di Gandhi. Fotografie di Walter Bosshard</strong></em>. Immagine intense e potenti che ci restituiscono attraverso l’occhio di tre straordinari fotografi e intellettuali europei un Oriente rarefatto e lontano negli anni che precedono il secondo conflitto mondiale.</p>
<p>Si legge nel comunicato stampa:<em> &#8220;Le donne pescatrici di awabi immortalate da Maraini nelle acque al largo del Giappone rappresentano probabilmente il primo reportage etnografico subacqueo e sono testimoni di un luogo ancora sconosciuto e affascinante, vibrante di vitalità ed erotismo agli occhi di un europeo, mentre all’orizzonte già si presagiva il declino di un mondo destinato, di lì a poco, a sparire.</em></p>
<p><em>La stessa sensualità e la stessa spensieratezza traspare dalle immagini con le quali Gotthard Schuh riprende la vita balinese apparentemente ritmata soltanto dai cicli della natura e delle festività religiose. Un’atmosfera, a ben vedere, agli antipodi rispetto al grigiore e alla chiusura dell’Europa che sta inesorabilmente entrando nel luttuoso periodo della II guerra mondiale.</em></p>
<p><em>Un medesimo stato di sospensione, anche se per ragioni stilistiche e morali diverse, è quello che ci restituiscono le immagini del reportage che Bosshard ha realizzato in India nel 1930; i suoi sono ritratti scevri da un’interpretazione autoriale, il fotografo ha infatti realizzato ciò che Henri Cartier-Bresson teorizzava e cioè che fotografare “</em><em>È porre sulla stessa linea di mira la mente, gli </em><em>occhi</em><em> e il </em><em>cuore</em><em>. È un modo di vivere” e non di </em><em>“… affermare la propria originalità”. E il non voler esprimere un giudizio, il non voler influenzare l’osservatore è la cifra stilistica di Bosshard che ritrae Gandhi nella sua vita privata con quel taglio di semplicissima, ma non di meno autorevole, ieraticità che diverrà d’allora in poi uno degli stereotipi dell’iconografia pubblica del Mahatma. Bosshard riesce così, come solo i grandi sanno fare, a mettersi in secondo piano e a far parlare i protagonisti dei suoi ritratti rendendo il suo un reportage ineguagliabile e consacrandolo tra i maggiori fotografi al mondo.&#8221;</em></p>
<p>Una occasione per cogliere attarverso le immagini d&#8217;autore le peculiarità di popoli lontani e le sfumature di epoche storiche diverse. Dal 28 gennaio sarà dunque l’occasione per immergersi in un luogo e in un tempo lontani che non mancheranno di suggestionare il pubblico per la forza, l’immediatezza e la contemporaneità di immagini che appartengono, purtroppo, ad un’altra epoca.</p>
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		<title>Dalla sessualità al lato oscuro</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Sep 2009 13:13:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca De Meis</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em></p>
<div id="attachment_737" class="wp-caption alignright" style="width: 431px"><strong><em><a href="http://www.fotonote.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/09/01bar-am-michel_72dpi_b.jpg" rel="lightbox[736]"><img class="size-full wp-image-737" title="01bar-am-michel_72dpi_b" src="http://www.fotonote.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/09/01bar-am-michel_72dpi_b.jpg" alt="Micha Bar-Am Kollaborateure, Samaria, West Bank, 1967 Silbergelatine-Abzug 40 x 50 cm Museum Ludwig, Köln © Micha Bar-Am / Magnum Photos" width="421" height="324" /></a></em></strong><p class="wp-caption-text">Micha Bar-Am Kollaborateure, Samaria, West Bank, 1967 Silbergelatine-Abzug 40 x 50 cm Museum Ludwig, Köln © Micha Bar-Am / Magnum Photos</p></div>
<p>Darkside I-Photographic Desire and Sexuality Photographed </em></strong>era il titolo della mostra che lo scorso anno è stata<strong> </strong>ospitata dal <strong><a href="http://www.fotomuseum.ch/index.php?id=21" target="_blank">Fotomuseum Winterthur</a> </strong>in Svizzera e che vedeva in esposizione artisti del calibro di Araki, Mapplethorpe e Man Ray. La rassegna mirava ad offrire una panoramica sul ruolo che la fotografia ha rivestito riguardo alla rappresentazione del corpo ed in particolare della sessualità e del desiderio legato ad esso. Un tema scottante, in tutti i sensi, che il settembre scorso ha attirato molti visitatori  nel fotomuseo di Zurigo.</p>
<p>Si è inaugurata invece lo scorso 5 settembre, e proseguirà fino al 15 novembre, la mostra che rappresenta il secondo capitolo di questo percorso di riflessioni sui lati oscuri dell&#8217;immagine dal titolo <strong><em>Dark Side II &#8211; Photographic Power and Violence, Disease and Death Photographed</em></strong>.</p>
<p>In esposizione ci sono questa volta immagini disperate e sofferenti che tendono a rappresentare il momento della morte o della vicinanza ad essa come ultima esperienza della vita umana. Tra le immagini ospitate anche quelle di maestri come Antoine d&#8217;Agata, W. Eugene Smith e Weegee, Corpi nudi prima, corpi che soffrono ora: il fotomuseo propone immagini forti, a volte disturbanti, per riflettere ancora una volta sul ruolo dell&#8217;immagine e sui suoi aspetti etici ed estetici.</p>
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