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	<title>FotoNote &#187; Interviste</title>
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	<description>Appunti di Fotografia</description>
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		<title>Ernesto Bazan: la vera anima di Cuba</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Apr 2010 15:34:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca De Meis</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ernesto Bazan è un fotografo palermitano, ma vive da anni in Messico, che ha dedicato un libro fotografico interamente al suo amore incondizionato per Cuba e per il suo popolo, Bazan Cuba. Bazan ha riassunto in queste pagine, attraverso immagini in b/n e scritti, ben 14 anni di vita e fotografia nell&#8217;Isla grande. Un lavoro corale, hanno partecipato anche molti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.fotonote.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/04/83_cuba_2.jpg" rel="lightbox[1918]"><img class="size-large wp-image-1919 aligncenter" title="83_cuba_2" src="http://www.fotonote.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/04/83_cuba_2-600x393.jpg" alt="83_cuba_2" width="600" height="393" /></a></p>
<p><a href="http://www.bazanphotos.com/" target="_blank"><strong>Ernesto Bazan</strong></a> è un fotografo palermitano, ma vive da anni in Messico, che ha dedicato un libro fotografico interamente al suo amore incondizionato per Cuba e per il suo popolo, <a href="http://www.bazanphotos.com/photographyBooks/cuba-bazan/content.html" target="_blank"><strong>Bazan Cuba</strong></a>. Bazan ha riassunto in queste pagine, attraverso immagini in b/n e scritti, ben 14 anni di vita e fotografia nell&#8217;Isla grande. Un lavoro corale, hanno partecipato anche molti degli allievi del fotografo, e intenso che attraverso il linguaggio del reportage restituisce una immagine di Cuba lontana dagli stereotipi e dai luoghi comuni&#8230;</p>
<p><strong>Nel suo libro si legge:&#8221;Per tanti anni Cuba l&#8217;avevo fortemente desiderata come si desidera una donna che incontri e non riesci più a togliertela dalla testa. Sono quasi certo di esserci vissuto in un&#8217;altra vita&#8221;. Lei è nato a Palermo e poi si è innamorato di Cuba e dell’Avana in particolare: quali sono i punti in comune tra queste due città, solo in apparenza lontanissime?</strong><br />
In entrambe si sente forte la presenza spagnola che le due isole hanno vissuto per diversi secoli. Poi arrivando all&#8217;Avana mi sono sentito riportato indietro nel tempo alla Sicilia della mia infanzia e anche prima di quando ero nato. Per questo credo di esserci vissuto in un&#8217;altra vita. Mi sono sentito naturalmente a mio agio. La vita quotidiana che avviene molto per strada mi ricordava molto della mia Palermo dove ho incominciato a muovere i miei primi passi fotografici.</p>
<p><strong>Come è nato e come si è sviluppato questo progetto fotografico così fortemente voluto?</strong><br />
Una volta che siamo stati costretti ad abbandonare l&#8217;isola nel 2006, mi sono reso conto che finalmente era arrivato il momento agognato da tanti anni: fare un libro che raccontasse 14 anni di vita e fotografia. L&#8217;unica certezza era che non volevo affidare questo lavoro ad un editore a causa delle esperienze negative dei miei primi libri. Scrissi ai miei studenti chiedendo il loro aiuto creativo e finanziario per poter autoprodurre il libro. Con mia grande sorpresa 50 di loro mi dissero che erano ben disposti ad aiutarmi. Grazie ai loro preziosi consigli in tutte le fasi di editing, dell&#8217;impaginazione e della stampa del libro e al successivo supporto finanziario, ho avuto il privilegio di diventare editore di me stesso. Abbiamo creato una piccola casa editrice la BazanPhotos Publishing e dopo questa prima esperienza editoriale di BazanCuba che sta superando tutte le mie aspettative, contiamo, nei prossimi anni, di pubblicare altri titoli sia del mio lavoro sia di alcuni dei miei studenti con maggiore talento. Il libro ha vinto vari premi fra cui quello come miglior libro dell&#8217;anno durante il New York Photo festival nel 2009. Dico sempre che una volta che imparerà a camminare da solo non ci sarà più bisogno di accompagnarlo nel suo lungo cammino.<br />
<strong>Quale sono le maggiori difficoltà che ha incontrato questo suo sogno di carta? </strong><br />
Pensavamo ingenuamente che una volta pubblicato il libro avremmo vinto la nostra sfida. In realtà non eravamo che all&#8217;inizio. Nuove sfide si sono susseguite. Una fra tante come distribuire e vendere i libri. L&#8217;idea di fare dei book tour non è stato che il pretesto per raggiungere il nostro audience. La risposta da parte del pubblico Italiano e Americano è stata e continua ad essere veramente commovente. <a href="http://www.fotonote.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/04/BazanCubaCover_2.jpg" rel="lightbox[1918]"><img class="alignright size-medium wp-image-1920" title="BazanCubaCover_2" src="http://www.fotonote.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/04/BazanCubaCover_2-270x231.jpg" alt="BazanCubaCover_2" width="270" height="231" /></a><br />
<strong>Il suo book tour ha toccato molte città italiane fra cui Bologna, Firenze, Napoli, Perugia, Senigallia, Milano e Roma: lei attualmente vive in Messico, cosa le manca di più del suo paese di origine?</strong><br />
Dico sempre che l&#8217;Italia e la Sicilia in particolare rappresentano il mio passato di cui mi sento molto orgoglioso. Il Messico e tutta l&#8217;America Latina sono invece il mio presente e il mio futuro. Qui, in queste terre, voglio continuare a fotografare per tutti gli anni che mi rimangono. Mi piace molto poter ritornare in Italia dove ho ancora la mia famiglia e molti amici cari.<br />
<strong>Altra passione oltre alla fotografia per lei è l&#8217;insegnamento: quali sono le indicazioni che di solito non omette mai di dare ai giovani fotografi che la seguono?</strong><br />
Diventare maestro è stata una nuova rivelazione dopo che a 17 anni avevo ascoltato una voce in sogno che mi diceva che dovevo fare il fotografo. L&#8217;insegnamento è una missione. Da otto anni cerco di aiutare i miei studenti affinché possano diventare migliori fotografi non perdendo mai di vista il rispetto degli altri, dei nostri soggetti. Dopo dieci giorni di duro lavoro avviene un vero “miracolo”. Dico sempre di loro una volta rientrati a casa di riguardare le foto con cui sono venuti all’inizio del workshop con quelle nuove. Credo che le loro immagini e commenti parlino da soli. Visitando la galleria studentesca sulla mia pagina web <a href="http://www.bazanphotos.com/photographyBooks/cuba-bazan/itl/index.html" target="_blank"><strong>www.bazanphotos.com</strong></a> si ha un’idea di cosa sto cercando di esprimere.<br />
<strong>Qual è, secondo lei, il segreto per realizzare un buon reportage?</strong><br />
La capacità di mettere la propria anima in sintonia con quella dei miei soggetti per poter raccontare quello che sentono nella loro esistenza e quello che provo io a ritrarli. Solamente trascorrendo lunghi periodi di tempo in un luogo si ha la possibilità di scavare sotto la superficie della vita. Dico sempre che bisogna ritornare negli stessi posti tante volte per cercare di cogliere la quinta essenza delle nostre emozioni e sentimenti.<strong><br />
C&#8217;è una caratteristica che maggiormente la colpisce del popolo cubano e che emerge dai suoi ritratti? </strong><br />
La grande dignità e la capacità d&#8217;andare avanti a tutti i costi nonostante la loro vita quotidiana sia molto difficile.<br />
<strong>Come vede il futuro di Cuba e della sua gente?</strong></p>
<p>Io sono molto ottimista e quindi non posso che sperare che il futuro dell&#8217;isola porti cambi positivi per questo popolo straordinario.</p>
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		<title>Chris Rain: sogno espressionista</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Apr 2010 07:59:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca De Meis</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le immagini di Chris Rain sono sontuose allucinazioni. Chris Rain è un giovane artista, molto apprezzato da critica e pubblico, che riesce ad inventare attraverso i suoi scatti un mondo onirico capace di risucchiare lo spettatore in un vortice di sensazioni ed emozioni. Opere in bianco e nero che fanno pensare alle più diverse influenze artistiche e culturali: lavori complessi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1902" class="wp-caption aligncenter" style="width: 490px"><a href="http://www.fotonote.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/04/everytreeisbroken_009.jpg" rel="lightbox[1901]"><img class="size-full wp-image-1902 " title="everytreeisbroken_009" src="http://www.fotonote.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/04/everytreeisbroken_009.jpg" alt="Chris Rain, Every tree is broken" width="480" height="320" /></a><p class="wp-caption-text">Chris Rain, Every tree is broken</p></div>
<p>Le immagini di <a href="http://www.chrisrain.com/" target="_blank"><strong>Chris Rain</strong></a> sono sontuose allucinazioni. Chris Rain è un giovane artista, molto apprezzato da critica e pubblico, che riesce ad inventare attraverso i suoi scatti un mondo onirico capace di risucchiare lo spettatore in un vortice di sensazioni ed emozioni. Opere in bianco e nero che fanno pensare alle più diverse influenze artistiche e culturali: lavori complessi &#8211; sia dal punto di vista tecnico che di contenuto &#8211; che rimandano all&#8217;espressionismo tedesco e al cinema di Wiene e di Murnau. Il lavoro di Chris va oltre la fotografia e assorbe moti dell&#8217;anima e suggestioni visive e letterarie: il risultato è un originale universo, un mirabolante specchio che invita ad andare oltre&#8230;</p>
<p><strong>I tuoi scatti si intrecciano alla parola, come nel libro I am the Snow, dando vita ad un album di ricordi dove il bianco e nero è fortemente evocativo e invita alla riflessione. Qual&#8217;è la genesi di una tua opera? Da cosa trai maggiormente ispirazione?</strong><br />
La linea di confine che distingue parola e immagine è pura convenzione del nostro linguaggio, entrambe sono alcune delle tante entità a nostra disposizione per descrivere i desideri, e usarne una piuttosto che l’ altra risulta essere solo una scelta pratica per l’occorrenza. L’ ispirazione prende vita per dare conforto ad ordinari affanni, interrogativi indistricabili e buoni propositi lasciati incompiuti, e ogni gesto espressivo che ne può nascere, è solo una splendida e inconsapevole presunzione di poter viaggiare nel tempo, stravolgere le leggi naturali e perchè no, anche la natura stessa dell’ uomo.<br />
<strong>Che percorso ha seguito la tua formazione artistica e fotografica?</strong><br />
Nulla di particolarmente rigoroso o lineare, sogno di fare lo scrittore, a giorni alterni cambio idea e immagino colonne sonore; è una perenne golosità di intenti, voler toccare e conoscere più cose possibili e alla svelta, montare giocattoli intuitivamente senza farsi suggestionare troppo dal libretto di istruzioni.<br />
<strong>La maggior parte del tuo lavoro creativo si svolge in camera oscura: ti immagino mentre al buio e in silenzio ti concentri sui negativi&#8230; Quali sono le sensazioni e le aspettative che provi in quei delicati momenti?</strong><br />
Il negativo è un piccolissimo punto di partenza se messo a confronto del risultato finale, ma di tutto questo processo il vero momento irruento ed appagante con me stesso è nel trovare l’ idea, avere in mente quella storia da raccontare senza la quale non uscirei neppure di casa. Lavorare in camera oscura (o altri mezzi, come di recente) avendo già chiaro quello che sarà il risultato, diventa un semplice e parsimonioso ritocco degli ultimi particolari. Quando tutto è già pronto per essere offerto e svelato, nel tempo che avanza ci si perde spesso in una sindrome ossessiva di perfezionamento di cui in realtà, non c’è ne sarebbe poi tanto bisogno.<br />
<strong>Hai mai pensato di cedere alle lusinghe del digitale?</strong><br />
Mi limiterò a dire che mezzi e strumenti, nell’ arte, sono totalmente secondari. Anzi, insignificanti. Non dovrebbero neppure scriverli nelle didascalie.</p>
<div id="attachment_1903" class="wp-caption alignright" style="width: 460px"><a href="http://www.fotonote.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/04/chrisrain_snow.jpg" rel="lightbox[1901]"><img class="size-full wp-image-1903" title="chrisrain_snow" src="http://www.fotonote.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/04/chrisrain_snow.jpg" alt="Una delle immagini in mostra fino al 23 maggio 2010 alla galleria ST di Roma" width="450" height="450" /></a><p class="wp-caption-text">Una delle immagini in mostra fino al 23 maggio 2010 alla galleria ST di Roma</p></div>
<p><strong>Le tue immagini evanescenti e surreali mi ricordano per certi versi certe atmosfere rarefatte di Antoine D&#8217;Agata e in parte un certo gusto per la teatralità proprio di Joel Peter Witkin&#8230; A quali fotografi ti senti più vicino?</strong><br />
Non c’è nessuno in particolare di cui seguo le tracce, ammiro chi ha fantasia, chi vuole sempre superarsi e fa della sua opera un autoritratto emotivo e psicologico. Oggi mi viene mente Max Ernst, Frantisek Drtikol e Ludwig Kirchner.<br />
<strong>Sei giovanissimo ed hai già vinto premi nazionali ed internazionali, ricevendo per il tuo lavoro riconoscimenti di pubblico e critica: un curriculum niente male che ti pesa, ti lusinga, ti destabilizza&#8230;</strong><br />
Mi lusinga conoscere qualcuno che vedendo queste immagini si senta in un qualche modo affine e stuzzicato nei suoi ricordi.<br />
<strong>I tuoi lavori sono davvero ipnotici e surreali: con quali scatti stupirai prossimamente il tuo pubblico? Hai in cantiere altri progetti sul filone di <a href="http://www.stsenzatitolo.it/" target="_blank">Overture</a>?</strong><br />
Le divisioni in serie o progetti si fanno solo per semplificare la fruibilità e riempire lo spazio addetto al titolo, a me in fin dei conti sembra di portare avanti lo stesso discorso da anni. A livello estetico ultimamente mi diverto a dipingere le immagini, nel frattempo vorrei riuscire a relazionare i miei anonimi paesaggi ad altre persone (sembra una banalità).<br />
<strong>Come pensi che la tua originalissima cifra stilistica possa mutare o evolversi nel prossimo futuro?</strong><br />
Non ci tengo molto a saperlo, sono emblematicamente diviso tra l’ incubo per lo scorrere del tempo e la curiosità nel destino; cerco innovazione ovunque essa si possa attingere e di certo detesto chi ristagna riproponendo all’ infinito idee uguali a se stesse alla stregua di una vendita all’ incanto.</p>
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		<title>Facce da Straniero</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Mar 2010 08:56:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca De Meis</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">
<div id="attachment_1720" class="wp-caption aligncenter" style="width: 610px"><a href="http://www.fotonote.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/03/il-mondo-di-vesna-IIIredux.jpg" rel="lightbox[1672]"><img class="size-large wp-image-1720" title="il mondo di vesna IIIredux" src="http://www.fotonote.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/03/il-mondo-di-vesna-IIIredux-600x335.jpg" alt="Maurizio Cimino, Il mondo di Vesna" width="600" height="335" /></a><p class="wp-caption-text">Maurizio Cimino, Il mondo di Vesna</p></div></p>
<p>Si è inaugurata lo scorso 12 marzo, e si chiuderà martedì 18 maggio 2010, presso il <a href="http://www.regione.piemonte.it/museoscienzenaturali/cdi/index.htm" target="_blank"><strong>Museo di Scienze Naturali </strong></a>di Torino la mostra fotografica dal titolo FACCE DA STRANIERO / FOREIGN FACE, 30 anni di fotografia e giornalismo sull’immigrazione in Italia</p>
<p>La collettiva &#8211; curata da Luigi Gariglio, Andrea Pogliano, Riccardo Zanini -  prevede un percorso di lettura e di analisi di 30 anni di racconti fotogiornalistici italiani sull’immigrazione straniera. <span style="font-size: 10pt;"><strong><span style="font-weight: bold;">Facce da straniero</span> è</strong> un progetto culturale, promosso dal<a href="http://www.fieri.it/facce_da_straniero_la_mostra.php" target="_blank"><strong> Forum Internazionale di Ricerca sull&#8217;Immigrazione</strong></a>, nato da una ricerca denominata Lo sguardo sull’altro, iniziata nel novembre del <span style="font-weight: bold;">2006</span> e dedicata alle rappresentazioni fotografiche dell’immigrazione in Italia. L’indagine, condotta su trent’anni di produzione fotogiornalistica, mostra come, a fianco di lavori di notevole valore, prevalga una visione riduttiva e stereotipata.</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-size: 10pt;"><a href="http://www.fotonote.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/03/Facce_da_straniero_inaugurazione-1.jpg" rel="lightbox[1672]"><img class="size-large wp-image-1673 aligncenter" title="Facce_da_straniero_inaugurazione-1" src="http://www.fotonote.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/03/Facce_da_straniero_inaugurazione-1-600x142.jpg" alt="Facce_da_straniero_inaugurazione-1" width="600" height="142" /></a><br />
</span></p>
<p>Da questa importante ricerca svolta da FIERI è nata una mostra, che mette ordine nella mole di materiale fotografico raccolto e che soprattutto ne propone una lettura critica. Tra gli scatti previsti nel percorso espositivo ci sono quelli di grandi professionisti e di fotografi emergenti. Tra i fotografi in mostra: <em>Gianni Berengo Gardin, <a href="http://www.fotonote.it/2009/10/30/ciudad-de-la-furia/" target="_blank"><strong>Maurizio Cimino</strong></a>, <a href="http://www.fotonote.it/2010/02/03/una-antologica-dedicata-a-francesco-cito/" target="_blank"><strong>Francesco Cito</strong></a> e <a href="http://www.fotonote.it/2009/05/13/a-lezione-di-reportage-con-francesco-zizola/" target="_blank"><strong>Francesco Zizola.</strong></a></em></p>
<p><span style="font-size: 10pt;">I risultati della ricerca saranno inoltre esposti in un libro, in corso di pubblicazione presso <span style="font-weight: bold;">Bruno Mondadori.</span></span><span style="font-size: 10pt;"><br />
</span></p>
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		<title>Residui: immagini dai manicomi</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Mar 2010 14:00:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca De Meis</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Domenica 14 marzo alle 17.00 si inaugura la mostra fotografica dal titolo Residui &#8211; Fotografie del Santimatti Studio. Le sale espositive della galleria de &#8220;Lo Spazio di via dell&#8217;ospizio&#8220;, di Pistoia, ospitano una serie di scatti realizzati dai fotografi Filippo Giansanti e Fabrizio Pelamatti. Il Santimatti studio è un progetto che nasce dall’amicizia di Giansanti e Pelamatti, due fotografi toscani [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.fotonote.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/03/mostrasantimatti.jpg" rel="lightbox[1659]"><img class="size-large wp-image-1661 aligncenter" title="mostrasantimatti" src="http://www.fotonote.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/03/mostrasantimatti-600x399.jpg" alt="mostrasantimatti" width="600" height="399" /></a></p>
<p>Domenica 14 marzo alle 17.00 si inaugura la mostra fotografica dal titolo Residui &#8211; Fotografie del Santimatti Studio. Le sale espositive della galleria de <a href="http://www.lospaziodiviadellospizio.sitiwebs.com/" target="_blank">&#8220;<strong>Lo Spazio di via dell&#8217;ospizio</strong>&#8220;</a>, di Pistoia, ospitano una serie di scatti realizzati dai fotografi Filippo Giansanti e <a href="http://www.fabriziopelamatti.com/" target="_blank"><strong>Fabrizio Pelamatti</strong></a>. Il Santimatti studio è un progetto che nasce dall’amicizia di Giansanti e <a href="http://www.fotonote.it/2009/05/25/fabrizio-pelamatti/" target="_blank"><strong>Pelamatti</strong></a>, due fotografi toscani che dall&#8217;autunno 2008 , per circa un anno, hanno esplorato e fotografato i resti di alcuni ospedali psichiatrici a trent&#8217;anni dalla legge Basaglia.</p>
<p>Il risultato di questo progetto  è un percorso tra stanze vuote, corridoi deserti, suppellettili abbandonate e attrezzature sanitarie che sembrano uscite dalle atmosfere oscure e gotiche di un romanzo di Mary Shelley: residui che il tempo e la 180 hanno lasciato dietro di sé ma che ancora riescono a far sentire forte la loro voce. La mostra resterà aperta fino al prossimo 9 aprile.</p>
<p>Ecco cosa ci hanno raccontato Fabrizio Pelamatti e Filippo Giansanti a proposito di questo progetto&#8230;</p>
<p><strong>Come nasce il Santimatti Studio?</strong><br />
Dopo tanti anni di amicizia, in cui entrambi portavamo avanti separatamente l’interesse per la fotografia, ci siamo detti: “Perché non fare qualcosa insieme?”, era nato il santimattistudio! Il nome poi nasce dall’unione della parte finale dei nostri cognomi: Gian-santi e Pela-matti inizialmente con l’idea di non prenderci troppo sul serio e che, successivamente, ci siamo accorti rappresentare bene lo spirito del nostro lavoro.</p>
<p><strong>Quali manicomi avete fotografato e come è nata l&#8217;idea di realizzare questo progetto fotografico?</strong><br />
Nel Periodo in cui il nostro progetto è nato (novembre 2008), eravamo molto influenzati dalla fotografia dei lungometraggi di Andrei Tarkovsky, alla ricerca di quelle atmosfere che ritroviamo in film come “Stalker” o “Nostalghia” . Ci sembrava che luoghi come gli ex ospedali psichiatrici potessero offrire spunti interessanti a tale scopo e, inoltre, avevamo la fortuna di averne alcuni a portata di mano come il complesso “Sbertoli” noto a molti fotografi pistoiesi, quello di Volterra, di Firenze ed altri ancora. Infine l’avvicinarsi dell’anniversario della legge “Basaglia” è stato lo spunto che ci ha portato a concretizzare l’idea iniziale in un progetto più solido.<a href="http://www.fotonote.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/03/15.jpg" rel="lightbox[1659]"><img class="alignright size-large wp-image-1692" title="santimatti2" src="http://www.fotonote.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/03/15-600x399.jpg" alt="santimatti2" width="600" height="399" /></a></p>
<p><strong>Quali sono state le sensazioni che avete provato nel fotografare dei luoghi che hanno visto una sofferenza così forte?</strong><br />
All’inizio c’era anche un po’ di paura nell’attraversare questi enormi monumenti alla decadenza positivista nei pomeriggi autunnali, in cui per anni ha albergato tanta sofferenza. Ad ogni rumore sobbalzavamo con il cuore in gola tuttavia, con il tempo, quegli ambienti sono diventati sempre più familiari ed alla fine quelle stanze e quei corridoi lavorati dal tempo, in cui spesso la natura ha restaurato il suo dominio, suscitavano in noi un senso di intima pace e, lo so che è strano a dirsi, di tranquillità.</p>
<p><strong>C&#8217;è una immagini in particolare che riassume il senso della vostra mostra?</strong><br />
Sarebbe difficile isolare un’unica immagine rappresentativa del nostro lavoro e ci auguriamo in realtà che, a loro modo, tutte partecipino e comunichino la sensazione che noi stessi abbiamo provato percorrendo quei dedali di stanze e corridoi. Una sensazione di sospensione irreale dello spazio e anche del tempo, come ci trovassimo in uno spazio metafisico.</p>
<p><strong>Avete in programma altri progetti insieme?</strong><br />
Per il futuro tante idee di cui qualcuna più concreta ma, dato lo stato embrionale di queste, è decisamente prematuro dare delle anticipazioni. Speriamo poi di riuscire a far girare la mostra anche in altre sedi magari nelle città in cui si trovano le strutture fotografate quindi, a breve, temo che saremo impegnati ancora un po’ con “Residui”.</p>
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		<title>Papad Zilla</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Feb 2010 16:28:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca De Meis</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Papad Zilla è lo pseudonimo di un giovane fotografo, Pino Lombardo, dotato di un talento visivo davvero molto interessante. L&#8217;artista, classe 1978, sembra avere due anime: una in bianco e nero con la quale racconta squarci di vita cittadina struggenti e intimistici; un&#8217;altra, invece, decisamente più pop che esplode nel colore e si focalizza soprattutto sul corpo femminile in straniante [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.fotonote.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/02/ONLY.jpg" rel="lightbox[1519]"><img class="size-full wp-image-1520 aligncenter" title="ONLY" src="http://www.fotonote.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/02/ONLY.jpg" alt="ONLY" width="443" height="290" /></a></p>
</blockquote>
<p><a href="http://www.papadzilla.com/" target="_blank"><strong>Papad Zilla</strong></a> è lo pseudonimo di un giovane fotografo, Pino Lombardo, dotato di un talento visivo davvero molto interessante. L&#8217;artista, classe 1978, sembra avere due anime: una in bianco e nero con la quale racconta squarci di vita cittadina struggenti e intimistici; un&#8217;altra, invece, decisamente più pop che esplode nel colore e si focalizza soprattutto sul corpo femminile in straniante interazione con l&#8217;ambiente.</p>
<p><strong>Quando hai cominciato a fotografare?</strong><br />
Avendo avuto madre e padre che praticavano la fotografia, faccio fatica a ricordare un momento della mia vita che è rimasto impresso nella mia mente senza essere rimasto impresso anche sulla carta fotografica. Ricordo lo scatolo della mia prima camera fotografica come fosse stato un giocattolo, anche perchè per me è rimasto un gioco. Non è che non dorma la notte per pensare come trasformare un pensiero in una foto, a me viene facile. Girando per Barcellona con un mio amico architetto mi sono reso conto di quante cose bisogna allineare in un attimo per fare una foto. e a me questa cosa viene estremamente semplice. Comunque una foto molto sginificativa l&#8217; ho fatta a 17 anni, dopo avere avuto un terribile incidente stradale. Mi sono autoritratto accanto un televisore che emetteva il segnale del cosmo, quei puntini in bianco e nero per intenderci. e mi sono infilato la spina in bocca. Dopo tanti anni, un giorno guardando questa foto mi sono reso conto dove è iniziato questo mio modo di fare le cose.</p>
<p><strong>Nelle tue immagini si alternano il bianco e nero e il colore: vuoi  parlare di questa tua doppia anima?</strong><br />
Si, per me sono due cose totalmente diverse anche se nascono dallo stesso mezzo d&#8217; espressione, cioè la fotografia. La differenza sostanziale tra le due cose è questa: quando vado a realizzare un reportage le foto conservano il taglio e la resa cromatica originali, in pratica posso alzare un negativo e dire questa foto è mia, non dice bugie, era un momento, in un posto, secondo me. Niente post produzione, niente dialogo con i soggetti fotografati. una sola camera, un solo obiettivo ed il sole come direttore della fotografia.<br />
Invece governo l&#8217; altro tipo di fotografia assemblando la scansione di più diapositive che post produco personalmente. Mi posso sbizzarrire a dire quello che voglio perchè non sono costretto in un unico momento ma posso metterne insieme diversi. Anche se<br />
disdegno totalmente quel genere di fotografie realizzate assemblando il mare dei Caraibi, il cielo della Norvegia e la modella fotografata a superstudio.<br />
<a href="http://www.fotonote.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/02/COMMUNISM-RELAPSE-2000-c-by-Papad-Zilla.jpg" rel="lightbox[1519]"><img class="alignright size-full wp-image-1576" title="COMMUNISM RELAPSE - 2000 (c) by Papad Zilla" src="http://www.fotonote.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/02/COMMUNISM-RELAPSE-2000-c-by-Papad-Zilla.jpg" alt="COMMUNISM RELAPSE - 2000 (c) by Papad Zilla" width="454" height="472" /></a><br />
<strong>E&#8217; difficile per un giovane artista affermarsi in Italia. Quali sono le  difficoltà maggiori che incontri nella tua attività?</strong><br />
Mamma santa s&#8217; è difficile. Innanzitutto si tratta di una cerchia di persone ben chiusa. Potresti esssere Caravaggio, ma la tua identità esiste solo nel momento in cui possono associarti ad una conoscenza diretta o meglio ancora una parentela. Ma su questo non voglio dilungarmi perchè rischio di avvelenare anche il tuo sito&#8230;</p>
<p><strong>Di recente hai esposto in un negozio di Napoli un manichino &#8220;ucciso&#8221;:  qual è il senso di questa installazione così forte?</strong> <strong>Si tratta di una denuncia o di semplice provocazione?</strong><br />
Ma, il senso per me era lo stesso di sempre. Denunciare quello che penso attraverso l&#8217; arte. Faccio le cose in maniera surrealista, ho un secchio che riempio di sensazioni. Ed alla fine, quando vado a fare qualcosa, esce fuori quello che avevo dentro. Non è stata nè una trovata pubblicitaria nè una cosa fatta per fare rumore. Mi sono sentito anche un po&#8217; Forrest Gump, tutti mi chiedevano perchè l&#8217;avevo fatto.<br />
Ma era solo una cosa che avevo dentro. Tanto clamore era disatteso sia in me sia negli stilisti per cui l&#8217; ho realizzata.<br />
Forse ho fatto tante altre cose in maniera più ambiziosa, ma  per il momento queste cose giacciono parcheggiate nelle scatole che con fatica mi porto<br />
dietro da una casa all&#8217; altra&#8230;</p>
<p><strong>Cosa significa per te fotografare?</strong><br />
Forse quello che per altre persone significa respirare.</p>
<p align="center">
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		<title>Diego Assandri: scattando il mal d&#8217;Africa</title>
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		<pubDate>Sat, 30 Jan 2010 14:05:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca De Meis</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Diego Assandri è un fotografo con la passione per l&#8217;Africa. Nato a Savona nel 1973 Diego si definisce un fotografo esploratore e con la sua Land Rover e la sua macchina fotografica ha attraversato il continente africano realizzando libri e documentari. Ecco cosa ci ha raccontato delle sue esperienze di &#8220;cacciatore&#8221; di storie ed immagini&#8230; Quando è cominciato il tuo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.fotonote.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/01/IMG_1737.jpg" rel="lightbox[1493]"><img class="size-full wp-image-1494 aligncenter" title="Diego assandri " src="http://www.fotonote.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/01/IMG_1737.jpg" alt="Diego assandri " width="567" height="378" /></a></p>
<p><a href="http://www.diegoassandri.net/www.diegoassandri.net/Benvenuto.html" target="_blank"><strong>Diego Assandri</strong></a> è un fotografo con la passione per l&#8217;Africa. Nato a Savona nel 1973 Diego si definisce un fotografo esploratore e con la sua Land Rover e la sua macchina fotografica ha attraversato il continente africano realizzando <a href="http://www.fotonote.it/2010/01/24/raccontando-lafrica/" target="_blank"><strong>libri</strong></a> e documentari. Ecco cosa ci ha raccontato delle sue esperienze di &#8220;cacciatore&#8221; di storie ed immagini&#8230;</p>
<p><strong>Quando è cominciato il tuo amore per l&#8217;Africa?</strong><br />
Potrei raccontare un episodio. All&#8217;età di anni 7 per la mia prima comunione tra lo stupore dei parenti chiesi una macchina fotografica reflex Yashica XD quartz. La prima immagine scattata è stata quella di un leone riprodotto da un&#8217;enciclopedia degli animali che avevo in casa. Dunque la fotografia e l&#8217;Africa hanno ossessionato la mia esistenza fin da ragazzino. Comunque sono ormai quindici anni che esploro il nero continente e più viaggio anche in altri luoghi più la voglia di ritrovarmi in Africa è forte.</p>
<p><strong>Cosa ti colpisce di più del continente africano quando ti trovi con la tua<span> </span>macchina fotografica in mano: i volti, i paesaggi, la natura?<br />
</strong>Nella natura ritrovo i volti ed i paesaggi di cui non posso fare a meno.</p>
<p><strong>Qual è lo scatto che ricordi maggiormente tra i migliaia che hai fatto in<span> </span>quei posti così unici?</strong><br />
Il più sudato direi un Piro Piro (<em>un tipo di uccello, ndr)</em> in Namibia: 2 ore a 50 gradi sotto il sole non si dimenticano. Il più emozionante&#8230; sul tetto del mio Land Rover scattare il mio primo tramonto sul fiume Congo. IL FIUME.</p>
<p><strong>Nel tuo libro Transafrica hai compilato una sorta di manuale di<span> </span>sopravvivenza per chi viaggia in quei posti: cosa è indispensabile portare<span> c</span>on sè quando si affronta un viaggio in un paese Africano?</strong><br />
Ti dirò invece cosa non bisogna portare: l&#8217;arroganza. Come spesso mi viene da dire la miglior cosa è: orecchie basse e camminare.<br />
Sul cosa portare&#8230; beh consiglio a tutti di comprare il manuale &#8220;Transafrica!&#8221;.</p>
<p><span> </span><strong>Nel tuo sito dici che la fotografia non è arte&#8230; Cosa è invece per te fare<span> </span>fotografia?</strong><br />
Dico anche: &#8220;nella fotografia può esserci qualcosa di artistico, ovvero di somigliante all’arte, solo quando l’uso dello strumento fotografico è volto a raccogliere un’emozione o a raccontare delle sensazioni. Chi è legato allo strumento ed alla sua tecnica e volge il suo obiettivo verso un’immagine per immortalarla, sta solo facendo una fotografia.&#8221; Vedi, anche se non particolarmente vecchio, ho 30 anni di fotografia e 15 di camera oscura sulle spalle. Troppe volte sento parlare di ricerca in questo o in quello, di tecnica e di effetti nuovi. Quando tu riesci a vivere un&#8217;emozione ad immortalarla e a restituirla con semplicità hai fatto già qualcosa di importante. Far vivere un qualcosa di immobile e statico questa è l&#8217;ossessione vera di chi tenta di emozionare con la fotografia. Purtroppo oggi vedo un po&#8217; un appiattimento sia negli argomenti da proporre che nell&#8217;interesse generale sulle storie raccontate. Vedo un continuo virare il lavoro sul bianco e nero forse con la convinzione che emozioni di più e che tutto ciò che è in BW sia coinvolgente. La maggior parte dei lavori in BW che vedo sono semplicemente brutti e si usa il BW per nascondere i difetti o la propria incapacità. Il bianco e nero è difficile! <a href="http://www.fotonote.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/01/IMG_3030.jpg" rel="lightbox[1493]"><img class="alignright size-medium wp-image-1495" title="diego assandri 2" src="http://www.fotonote.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/01/IMG_3030-270x179.jpg" alt="diego assandri 2" width="270" height="179" /></a></p>
<p><strong>Parlaci della tua attività nell&#8217;ambito dell&#8217;Associazione Amici per Africa&#8230;</strong><br />
Nel 2002 incontro delle suore a Savona che gestiscono un avamposto in quel di Irambo Kalehe sul lago Kivu in Congo Rep. Dem. Si<br />
occupano dei bambini orfani della guerra. Hanno bisogno di costruire un refettorio nutrizionale. L&#8217;UNICO modo di far pervenire i soldi è quello di portarli personalmente. Inizio una raccolta facendo leva su amici e parenti, raggranello 5.000 euro e parto con l&#8217;aereo alla volta del Burundi. Poi con varie vicessitudini riesco ad arrivare al villaggio e a consegnare i soldi. Nel 2006 coinvolgo in tutto ciò Luca Oddera mio nuovo compagno di viaggio. Nel mentre che attraversiamo l&#8217;Africa dell&#8217;Ovest consegnamo altri 6.000 euro. Nel 2007 attraversiamo l&#8217;Africa dell&#8217;est e consegnamo 5.000 euro. Nel 2009 attraversiamo l&#8217;Africa in &#8220;orizzontale&#8221; e consegnamo 4.500 euro. Il refettorio è costruito ed i soldi arrivano dalla produzione dei libri e dei video e dalle donazioni della gente del paese.</p>
<p><span> </span><strong>Quale sarà la tua prossima avventura in Africa?</strong><br />
Congo. Sempre il Congo. E&#8217; diventato un problema psichico&#8230; Comunque nei progetti non c&#8217;è solo Africa ma anche un giro del mondo &#8220;particolare&#8221; che per ora non posso svelare&#8230;</p>
<p><strong>Ma allora esiste davvero il mal d&#8217;Africa&#8230; Per te in cosa consiste?</strong><br />
L&#8217;uomo nasce nudo, senza vestiti in un luogo che climaticamente posso sopravvivere. Quando passi l&#8217;equatore capisci che per vivere non hai bisogno di nulla ed il tuo fisico rinasce. Se esiste un mal d&#8217;Africa potrebbe essere proprio legato a questo. Io più che il mal d&#8217;Africa credo, come dice mia madre, di non aver terra ferma e la mia sete di viaggio, persone, animali e luoghi non avrà mai fine.</p>
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		<title>Maggie Taylor: il passato in digitale</title>
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		<pubDate>Sat, 18 Jul 2009 14:25:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca De Meis</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Maggie Taylor è una fotografa americana che usa una tecnica particolare per ottenere immagini che hanno tutto il fascino dell&#8217;antico ma che, per la loro elaborazione tecnica, rimandano alle moderne tecnologie. Maggie, che attualmente è in mostra a Verona con i suoi lavori, ha risposto alle nostre domande sul suo lavoro&#8230; Hai una laurea in filosofia in apparenza, ma solo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_621" class="wp-caption aligncenter" style="width: 464px"><a href="http://www.fotonote.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/07/maggietaylor1.gif" rel="lightbox[620]"><img class="size-full wp-image-621" title="maggietaylor1" src="http://www.fotonote.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/07/maggietaylor1.gif" alt="Girl with a bee dress, 2004" width="454" height="454" /></a><p class="wp-caption-text">Girl with a bee dress, 2004</p></div>
<p><a href="http://www.maggietaylor.com/" target="_blank"><strong>Maggie Taylor</strong></a> è una fotografa americana che usa una tecnica particolare per ottenere immagini che hanno tutto il fascino dell&#8217;antico ma che, per la loro elaborazione tecnica, rimandano alle moderne tecnologie. Maggie, che attualmente è in <a href="http://www.comune.verona.it/scaviscaligeri/" target="_blank"><strong>mostra</strong></a> a Verona con i suoi lavori, ha risposto alle nostre domande sul suo lavoro&#8230;</p>
<p><strong>Hai una laurea in filosofia in apparenza, ma solo in apparenza, qualcosa di distante dalla fotografia: raccontaci come è nata la tua passione per lo scatto&#8230;</strong><br />
Quando ero al college alla Università di Yale studiavo anche fotografia e dopo che mi sono laureata ho continuato a frequentare la scuola d&#8217;arte. Penso che avere una formazione artistica il più possibile completa è qualcosa di molto positivo: la storia, la filosofia, e la letteratura sono studi che riescono a darti un buon bagaglio di cultura e soprattutto contribuiscono a influenzare il lavoro di un&#8217;artista.<strong><br />
</strong></p>
<p><strong>La mostra che si sta svolgendo a Verona è la prima che fai in Italia?</strong><br />
Si, ed è la mostra più completa che abbia mai fatto finora. Nella personale ci sono molti miei lavori da quelli più vecchi fino alle immagini digitali più recenti e gran parte della serie Almost Alice, il lavoro ispirato ad Alice nel paese delle Meraviglie che ho realizzato tra il 2005 e il 2008.</p>
<p><strong>I tuoi lavori sono molto originali ed interessanti dal punto di vista tecnico: come si svolge in concreto la realizzazione delle tue opere?</strong><br />
Il più delle volte uso lo scanner al posto della macchina digitale. In pratica posiziono un piccolo oggetto (una bambola, una sedia di una casa di bambole, una vecchia fotografia) sul vetro dello scanner e lascio aperto il coperchio. Non uso nessuna luce speciale o aggiuntiva per il mio scanner solo la sua luce naturale. Sul mio computer poi uso Photoshop per unire e ritoccare le scansioni provando il modo migliore in cui abbinarle. Di solito lavoro in contemporanea su più immagini alla volta. Possono passare poche settimane o anche sei mesi finché non sono soddisfatta e quindi posso procedere ad una stampa di prova. Di solito ci sono molte stampe di prova prima di arrivare alla fine del lavoro. Preferisco vedere le immagini stampate perché non sono pienamente convinta vedendo i miei lavori solo sullo schermo. Non so quale sia il lavoro che mi ha preso più tempo, forse il più difficile da realizzare è stato &#8220;Girl with a bee dress&#8221; perché è stato nel mio computer per ben sei mesi prima che io fossi contenta di come fosse venuto.<strong><br />
</strong></p>
<p><strong>Nella serie Almost Alice, di cui parlavi prima, hai rivisitato una fiaba molto famosa, piena di simboli e significati nascosti&#8230;</strong><br />
Questa serie di immagini mi ha preso tre anni di lavoro. Tutto è cominciato perché molte persone mi chiedevano se mi piacesse la favola di Lewis Carroll. Si tratta di una storia affascinante, specialmente per l&#8217;uso del linguaggio ed è piena di giochi di parole. Dato che molte persone che mi stavano intorno continuavano a nominarla ho deciso di leggerla di nuovo e ho pensato di realizzare una serie di immagini per illustrarla. Mi è piaciuto lavorare a questa serie. Le bambine che &#8220;interpretano&#8221; Alice nei miei lavori sono diverse ragazze del periodo vittoriano provenienti da vecchi dagherrotipi.</p>
<p>C<strong>ome definiresti il tuo stile? Vintage, retrò, digitale, pittorico&#8230;<br />
</strong>Non sento il bisogno di definire il mio stile in una categoria. Mi piace chiamarla solo arte digitale. Si tratta di uno stile che unisce la fotografia in quello che riguarda la macchina digitale e le vecchie foto che passo nello scanner. Qualche volta realizzo personalmente anche dei disegni a pastello da usare come sfondo.<strong></strong></p>
<div id="attachment_622" class="wp-caption alignright" style="width: 280px"><strong><strong><a href="http://www.fotonote.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/07/maggietaylor2.gif" rel="lightbox[620]"><img class="size-medium wp-image-622" title="maggietaylor2" src="http://www.fotonote.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/07/maggietaylor2-270x270.gif" alt="The Herald, 2006" width="270" height="270" /></a></strong></strong><p class="wp-caption-text">The Herald, 2006</p></div>
<p><strong></strong></p>
<p><strong>Hai qualche nuovo progetto in vista? Vuoi parlarcene in anteprima?</strong><br />
Proprio ora sto lavorando su nuove immagini usando foto d&#8217;epoca che ho avuto nel mio studio per un periodo&#8230;. Non so quando finirò questo lavoro ma spero di realizzare delle immagini che lasceranno un segno nella storia della fotografia&#8230; vedremo! A novembre ho in programma una mostra a Boston e spero proprio di avere la nuova serie per quella data.<strong><br />
</strong></p>
<p><strong>Quale significato ha la fotografia nella tua vita?</strong><br />
Spero di avere la risposta giusta a questa domanda&#8230; Mi piace il divertimento che c&#8217;è dietro la realizzazione di una immagine e sono contenta che ci sia la tecnologia ad aiutare il mio lavoro. Non sono una brava pittrice ma con l&#8217;aiuto del computer posso realizzare cose che riflettono il senso dei miei sogni. Le persone sulle quali lavoro provengono da dagherrotipi, tintypes e ambrotypes dell&#8217;800. Si tratta di immagini molto vecchie ma che sono affascinanti per me per una serie di ragioni. Per prima cosa rappresentano un periodo in cui le persone subivano il fascino magico della fotografia. Avere un ritratto fatto da un fotografo in studio era una occasione importante e non succedeva così spesso per la maggior parte delle persone&#8230; non come oggi quando scattiamo a raffica con le macchine digitali o i telefonini e possiamo vedere subito il risultato! Nel passato una fotografia era qualcosa di speciale che aveva un posto importante in casa in una cornice o in un prezioso album di famiglia. Le persone ritratte in queste foto d&#8217;epoca dovevano stare immobili a cuasa dei lunghi tempi di esposizione e così di solito non ridevano o cambiavano espressione: sembrano tutti molto seri ma anche in qualche modo tristi. I loro abiti, poi, sono un segno dei tempi passati e sembrano quasi irreali per me. <strong><br />
</strong></p>
<p><strong>Ami un fotografo del passato o attuale in particolare? </strong><br />
No, non ho un fotografo che amo in particolare.  So che ho visto migliaia di scatti di marito, <a href="http://www.uelsmann.com/#a=0&amp;at=0&amp;mi=2&amp;pt=1&amp;pi=10000&amp;s=0&amp;p=1" target="_blank"><strong>Jerry Uelsmann</strong></a> anche lui fotografo&#8230; di solito guardiamo e commentiamo a vicenda i nostri lavori e in qualche modo ci influenziamo. Sebbene i nostri procedimenti e le modalità di lavoro siano molto simili lui lavora ancora in camera oscura io invece uso il computer.</p>
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		<title>Paolo Ventura, fotografare la fantasia</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Jun 2009 17:59:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca De Meis</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Paolo Ventura è un fotografo unico nel suo genere: i suoi scatti ritraggono precisissimi diorami che riproducono varie ambientazioni tutte dal sapore antico e surreale. Un mondo in miniatura che la macchina fotografica di questo abile artista cattura e reinterpreta fornendoci un serie di riflessioni sul sottile e impalpabile strato che divide finzione e realtà. Ventura, che vive a New [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.fotonote.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/06/paoloventura1.jpg" rel="lightbox[475]"><img class="size-full wp-image-476 aligncenter" title="paoloventura1" src="http://www.fotonote.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/06/paoloventura1.jpg" alt="paoloventura1" width="564" height="455" /></a></p>
<p><a href="http://www.paoloventura.com/index.html" target="_blank"><strong>Paolo Ventura</strong></a> è un fotografo unico nel suo genere: i suoi scatti ritraggono precisissimi diorami che riproducono varie ambientazioni tutte dal sapore antico e surreale. Un mondo in miniatura che la macchina fotografica di questo abile artista cattura e reinterpreta fornendoci un serie di riflessioni sul sottile e impalpabile strato che divide finzione e realtà. Ventura, che vive a New York ed espone soprattutto all&#8217;estero, in Italia e purtroppo poco conosciuto, alcune sue opere sono state esposte nello scorso Festival Internazionale di Fotografia di Roma e ci auguriamo che ritorni prossimamente con una nuova personale nel nostro paese, l&#8217;ultima è stata a Milano, al <a href="http://www.formafoto.it/" target="_blank"><strong>FORMA</strong></a> nel 2008.</p>
<p><strong>I suoi diorami sono molto laboriosi, costruiti con una perfezione certosina: li realizza interamente da solo? E come procede nella realizzazione degli scatti?</strong></p>
<p>Si, li realizzo da solo, sono fra l&#8217;altro meno complicati di quello che potrebbero sembrare. Poi in genere inizio a scattare delle polaroid attorno al set fino a che non trovo il punto di vista che reputo giusto, scatto un&#8217;altra polaroid che in genere mi tengo in tasca per un paio di giorni e che continuo a guardare, se dopo quel periodo mi continua a convincere allora scatto il film, in genere uno solo sempre dallo stesso punto di vista.</p>
<p><strong>Una volta finito di scattare cosa succede ai suoi modelli: li distrugge, li conserva, li riutilizza?</strong></p>
<p>Beh, diciamo tutte e tre le cose.</p>
<p><strong>Le sue immagini tendono a destabilizzare chi le guarda, quasi come fossero una sorta di zona di confine tra il vero e il falso&#8230;</strong></p>
<p><strong> </strong><strong></strong></p>
<p>Quello che io fotografo non esiste, ma cerco di farlo sembrare vero il più possibile, voglio che chi guarda le mie immagini pensi di esserci stato in quel luogo oppure di esserci voluto stare, anche se lo spettatore è cosciente che le mie immagini non esistono nella realtà mi piace pensare che dopo un po&#8217; se ne dimentichi , come quando si guarda un film. <a href="http://www.fotonote.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/06/paoloventura2.jpg" rel="lightbox[475]"><img class="alignright size-medium wp-image-477" title="paoloventura2" src="http://www.fotonote.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/06/paoloventura2-270x339.jpg" alt="paoloventura2" width="270" height="339" /></a></p>
<p><strong>Lavora e vive a New York. Per quale motivo ha deciso di lasciare l&#8217;Italia?</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Per amore, del mio lavoro e di una persona</p>
<p><strong>Quale pensa siano le differenze tra l&#8217;Italia e l&#8217;America nel considerare la fotografia?</strong></p>
<p>Beh, credo che ci sia un abisso, anche per fatti oggettivi, l&#8217;America è un paese enorme. E poi la fotografia è riuscita a raccontarne la sua anima, più che in qualunque altro posto</p>
<p><strong>La sua attività di fotografo è cominciata con i suoi diorami oppure in passato si è occupato anche di altri soggetti?</strong></p>
<p>Per tanti anni ho fatto il fotografo di moda , poi però mi sono reso conto che non era la mia strada e quindi ho smesso e ho iniziato a lavorare su delle idee che mi ossessionavano da molti anni</p>
<p><strong>Lei scatta mondi e situazioni che lei stesso ha immaginato e creato, quasi un approccio filosofico, o meglio metafisico nei confronti della fotografia: si sente una sorta di demiurgo?</strong></p>
<p>Mah! Io racconto delle piccole storie a cui penso durante il giorno. Cerco di fotografare la mia fantasia</p>
<p><strong>Il platonico mito della caverna dimostra che l&#8217;uomo può sopravvivere illudendosi di cose lontanissime dalla realtà: cosa è per lei la finzione?</strong></p>
<p>E&#8217; una bugia ben raccontata</p>
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		<title>Mapplethorpe incontra Michelangelo</title>
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		<pubDate>Wed, 27 May 2009 11:32:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca De Meis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Fotografi]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>
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		<description><![CDATA[Una occasione unica per ammirare gli scatti di Robert Mapplethorpe, il fotografo americano, scomparso nel 1987, le cui opere non si vedono spesso, anzi diremo raramente, nelle gallerie e negli spazi museali del nostro paese. Fino al prossimo 27 settembre alla Galleria dell&#8217;Accademia di Firenze va in scena un particolare abbinamento: quello fra arte e fotografia. Al fianco ai capolavori [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una occasione unica per ammirare gli scatti di<a href="http://www.mapplethorpe.org/" target="_blank"><strong> Robert Mapplethorpe,</strong></a> il fotografo americano, scomparso nel 1987, le cui opere non si vedono spesso, anzi diremo raramente, nelle gallerie e negli spazi museali del nostro paese.</p>
<p>Fino al prossimo 27 settembre alla <a href="http://www.unannoadarte.it/mapplethorpe/#" target="_blank"><strong>Galleria dell&#8217;Accademia</strong></a> di Firenze va in scena un particolare abbinamento: quello fra arte e fotografia. Al fianco ai capolavori del maestro del Rinascimento, infatti, si potranno ammirare gli scatti del grande fotografo americano Robert Mapplethorpe. <a href="http://www.fotonote.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/05/robertmapplethorpe.jpg" rel="lightbox[444]"><img class="size-medium wp-image-445 alignleft" title="robertmapplethorpe" src="http://www.fotonote.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/05/robertmapplethorpe-270x347.jpg" alt="robertmapplethorpe" width="270" height="347" /></a></p>
<p>La mostra, dal titolo &#8216;La perfezione nella forma&#8217;, propone un sorprendente ed ineditoabbinamento che mette in evidenza la ricerca e l&#8217;attenzione al corpo umano che entrambi gli artisti hanno affrontato nel loro percorso espressivo. Alle opere di Michelangelo come il &#8216;David&#8217; e i &#8216;Prigioni&#8217; sono abbinati 93 scatti di Mapplethorpe, mettendo in evidenza un&#8217;inaspettata similitudine tra due personalità di artisti così distanti nel tempo e nello stile.</p>
<p>La mostra, curata da Franca Falletti e Jonathan Nelson,<strong> </strong>consente di ammirare gli scatti di un fotografo, spesso giudicato scabroso, che ha segnato la storia della fotografia e il modo di concepire il nudo. Gli scatti di Mapplethorpe, che più volte aveva espresso di ispirarsi al maestro rinascimentale, sono morbide sinfonie in bianco e nero, un gioco di vuoti e pieni, di luce ed ombra che scolpisce i corpi proprio come se fossero delle sculture in due dimensioni.</p>
<p>Abbiamo raggiunto con alcune domande i curatori della mostra Franca Falletti e Johnatan Nelson, ecco cosa ci hanno risposto a proposito&#8230;</p>
<p><strong>Come è nata l&#8217;idea di accostare in una mostra Mapplethorpe a Michelangelo? </strong></p>
<p>Questo è un accostamento che è stato fatto più volte dalla critica, perciò nell&#8217;idea di per sé non c&#8217;è nulla di particolarmente originale. Mapplethorpe stesso ha più volte sottolineato il suo debito verso l&#8217;Arte del Rinascimento e verso Michelangelo in particolare.  L&#8217;idea nostra, invece, è nuova in quanto accosta i due artisti sotto lo specifico tema della comune ricerca intorno alla perfezione della Forma. Quando Patti Smith ha cantante e musa di Robert Mapplethorpe ha visitato la galleria nel dicembre del 2007 mi ha parlato (<em>in questo caso è Nelson a rispondere, ndr</em>) di quando Mapplethorpe ammirasse le sculture di Michelangelo e di come il fotografo cercasse allo stesso modo di creare la bellezza attraverso i suoi scatti. L&#8217;osservazione di Patti mi ha aiutato a trarre ispirazione per la mostra, ma già nel 2004  Bruno Cora ebbe l&#8217;idea dia ssociare il David di Michelangelo alle foto di Mapplethorpe. Alcuni critici in passato hanno avvicinato i due artisti proprio per la loro attenzione al nudo maschile ma nessuno aveva mai sottolineato in una mostra che la ricerca della bellezza in Mapplethorpe è ispirata proprio da Michelangelo. Lo scopo della mostra è proprio quello di instaurare un dialogo tra il presente e il passato, fra la scultura e la fotografia.</p>
<p><strong>Come si articola il percorso espositivo? </strong><br />
La mostra si sviluppa in cinque sezioni, di cui la prima (Mapplethorpe e il Rinascimento) è collocata nel corridoio dei Prigioni e nella Tribuna del David; le altre quattro (La geometria della forma, Il frammento come forma, La forma si sdoppia, La forma scultorea) sono collocate negli spazio esposizioni. Ognuna di tali sezioni affronta, quindi, un aspetto inerente al tema generale della perfezione della Forma.</p>
<p><strong>Robert Mapplethorpe è giudicato ancora un fotografo &#8220;scandaloso&#8221; e  almeno in Italia le sue foto si vedono pochissimo&#8230; perché? </strong><br />
Perché in un certo periodo della sua attività (fino a gli inizi degli anni Ottanta) si è dedicato a soggetti che sono stati considerati &#8220;scandalosi&#8221; secondo la morale comune. Ciò ha creato una certa ostilità nei confronti della sua arte in generale e non solo in Italia, dove sicuramente esiste una particolare sensibilità riguardo a certi argomenti.<br />
Ma ciò ha creato (e questo ci interessa particolarmente) una lettura critica della sua opera più rivolta verso i contenuti della medesima che non verso i suoi pregi artistici.<br />
E anche in questo senso la mostra si pone come innovativa, nel senso che intende ridare all&#8217;opera di Mapplethorpe un posto importante nell&#8217;ambito della storia dell&#8217;arte, riconoscimento che gli è dovuto, dato l&#8217;alto livello di qualità delle sue foto, &#8220;scandalose&#8221; o no.</p>
<p><strong>Ci sono in programma altre mostre che metteranno a confronto arte e  fotografia? </strong><br />
Per il momento no, perché non è un argomento particolarmente legato alle nostre collezioni, salvo rare eccezioni come questa.</p>
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		<title>Lise Sarfati: una storia lunga un fotogramma</title>
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		<pubDate>Fri, 22 May 2009 09:17:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca De Meis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Copertina]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
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		<category><![CDATA[magnum]]></category>
		<category><![CDATA[ritratti]]></category>
		<category><![CDATA[roma]]></category>

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		<description><![CDATA[La fotografa francese Lise Sarfati è una delle fotografe più dotate, e quotate del momento, lungi dal sentirsi una diva, al contrario di alcuni fotografi nostrani con velleità di primedonne, si è dimostrata disponibile (e velocissima) a rispondere alle nostre domande. La Sarfati, che dal 2001 fa parte della prestigiosa agenzia Magnum, ama fotografare soprattutto giovani donne inserite in contesti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.fotonote.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/05/lisesarfati.jpg" rel="lightbox[416]"><img class="alignnone size-full wp-image-417" title="lisesarfati" src="http://www.fotonote.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/05/lisesarfati.jpg" alt="lisesarfati" width="992" height="676" /></a>La fotografa francese <a href="http://www.lisesarfati.com/index.shtml" target="_blank"><strong>Lise Sarfati</strong></a> è una delle fotografe più dotate, e quotate del momento, lungi dal sentirsi una diva, al contrario di alcuni fotografi nostrani con velleità di primedonne, si è dimostrata disponibile (e velocissima) a rispondere alle nostre domande. La Sarfati, che dal 2001 fa parte della prestigiosa agenzia <a href="http://www.magnumphotos.com/Archive/C.aspx?VP=XSpecific_MAG.AgencyHome_VPage&amp;pid=2K7O3R1VX08V" target="_blank"><strong>Magnum</strong></a>, ama fotografare soprattutto giovani donne inserite in contesti urbani e domestici spesso spogli e banali, producendo un effetto straniante e ipnotico. Lise con la serie di foto intitolata Austin Texas sarà in mostra fino al prossimo 8 giugno presso la <a href="http://www.brancolinigrimaldi.com/" target="_blank"><strong>Galleria Brancolini Grimaldi</strong></a> di Roma.</p>
<p><strong>Nella serie Austin Texas sembra quasi che lei voglia confondere le carte mescolando la banalità del quotidiano con la eterea bellezza delle giovani modelle&#8230;<br />
</strong></p>
<p>In genere<strong> </strong>mi piace per le mie foto ispirarmi al quotidiano, così anche nel caso della serie Austin Texas, dove le ragazze sono state ritratte realmente nelle loro case o nei negozi che frequentano di solito, o nei loro giardini. Tutto quello che circonda le modelle ogni giorno ha per me la stessa importanza delle modelle stesse.</p>
<p><strong>Qual è il messaggio che vuole dare attraverso i suoi scatti: l&#8217;esaltazione della femminilità o la dimostrazione della fragilità umana?</strong></p>
<p>Non voglio parlare di femminilità. Principalmente uso ragazze per le mie foto ma a volte in passato ho ritratto anche dei ragazzi dalle caratteristiche molto femminili. Scelgo le ragazze come soggetti attraverso i quali poter raccontare delle storie. Praticamente la modella diventa una sorta di specchio nel quale chi guarda si può riconoscere.</p>
<p><strong>Come prepara il set dei suoi scatti, e come sceglie le sue modelle?<br />
</strong></p>
<p>Scelgo le mie modelle con molta attenzione, in genere preferisco quelle che trasmettono una sensazione forte ma allo stesso tempo devono essere ragazze qualunque. Inoltre le modelle devono interagire per creare una narrazione omogenea per tutta le serie di foto. Trovo le modelle un po&#8217; dappertutto in centro o nei negozi dove sono i tatuaggi.</p>
<p><strong>Le ragazze delle sue foto sono come bambole tristi, sospese in una realtà che sembra non appartenere loro&#8230; </strong></p>
<p>Le mie modelle sembrano fuori dal contesto perché sono al di sopra del contesto. Sono ragazze ribelli e intelligenti&#8230; si, sono tristi, ma ti dirò che non sorridono e non sono trasmettono emozioni persino se lo scatto lo richiede. Loro sono al di sopra di tutto anche della foto che sto scattando&#8230; <a href="http://www.fotonote.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/05/lise_sarfati.jpg" rel="lightbox[416]"><img class="alignright size-full wp-image-418" title="lise_sarfati" src="http://www.fotonote.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/05/lise_sarfati.jpg" alt="lise_sarfati" width="420" height="283" /></a></p>
<p><strong>Le sue foto sono una sorta di brevi film: piccole storie dove i dettagli sono importanti. Si ispira al cinema per i suoi scatti? </strong><strong><br />
</strong>E&#8217;  vero, le mie foto sono come brevi film, piccole storie nelle quali ognuno si può riconoscere. Ma nelle mie immagini c&#8217;è anche qualcosa che parla della vita e della identità delle donne. Ho lavorato molto nei sobborghi delle città americane ed ho imparato molto dal regista francese Robert Bresson ma mi piacciono anche film maker come David Lynch e John Waters&#8230;. L&#8217;attrice Isabelle Huppert a questo proposito ha detto di me:&#8221; Lise Sarfati spesso fotografa ragazze sole, anonime, che si trasformano in personaggi di una sceneggiatura&#8230; &#8221;<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>Come definirebbe il suo stile nel fotografare?<br />
</strong>I miei lavori sono una sorta di fotogrammi. Un critico ha definito i miei lavori &#8221; Life Still&#8221;.<br />
Si tratta di azioni congelate che sembrano proprio fotogrammi fotogrammi di una pellicola in Super 8.</p>
<p><strong>Cosa rappresenta per lei la fotografia?<br />
</strong>Passo tutto il mio tempo a lavorare a progetti, mostre e alla preparazione di lavori che possano riflettere il più possibile la mia personalità e&#8230; a rispondere alle domande &#8220;chi siamo&#8221; e &#8220;chi sono&#8221;.</p>
<p><strong>Lei sta lavorando ad un nuovo progetto? Ci vuole regalare qualche anticipazione in proposito?<br />
</strong>Prima di tutto voglio finire la mia serie &#8220;She&#8221; e poi comincerò una nuova serie che avrà come filo conduttore la musica attraverso i vari stati.</p>
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