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	<title>FotoNote &#187; Fotoblog</title>
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	<description>Appunti di Fotografia</description>
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		<title>Daniele Pollice</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Jun 2011 09:22:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La fotografia è il modo che ho per stare con me stesso anche se solo per qualche secondo. Daniele Pollice è un fotografo napoletano che usa il bianco e nero per raccontare con profondità e grande sensibilità  paesaggi soprattutto legati alla sua Napoli. Le sue immagini sono eleganti e misteriose e catturano al primo sguardo con un tocco intimistico che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="size-large wp-image-2641 aligncenter" title="Study 3#1 Torregaveta-Napoli(1024)" src="http://www.fotonote.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/06/Study-31-Torregaveta-Napoli1024-600x401.jpg" alt="" width="600" height="401" /></p>
<blockquote><p><em>La fotografia è il modo che ho per stare con me stesso anche se solo per qualche secondo.</em></p></blockquote>
<p><a href="http://danielepollice.com/" target="_blank"><strong>Daniele Pollice</strong></a> è un fotografo napoletano che usa il bianco e nero per raccontare con profondità e grande sensibilità  paesaggi soprattutto legati alla sua Napoli. Le sue immagini sono eleganti e misteriose e catturano al primo sguardo con un tocco intimistico che va oltre quello che è un semplice scatto&#8230;</p>
<p>Ecco come Daniele si racconta a Fotonote:</p>
<p><em>&#8220;Nato a Napoli nel 1978, mi avvicino alla fotografia sei anni orsono, quando ritrovo nella stessa un linguaggio creativo nel quale riesco a riconoscermi e con il quale riuscire a &#8220;descrivere&#8221; il mio quotidiano.</em></p>
<p><em>Fotografo per il gusto di farlo, non ho velleità da artista, anche se i miei scatti (per alcuni, oscuri ed introversi) possono lasciar pensare il contrario.</em></p>
<p><em>Non appartengo, nè frequento circoli artistici o pseudo tali, poichè non ne riconosco le dinamiche nè le gerarchie.</em></p>
<p><em>Insomma, mi interessa fare fotografie ed elaborare dei progetti senza dover seguire filoni o tendenze; in altre parole non mi piace lasciarmi risucchiare in un contenitore, ragion per cui, ad esempio, utilizzo indifferentemente l&#8217;analogico ed il digitale a seconda delle esigenze che mi ritrovo dinanzi, senza dovermi necessariamente etichettare come un tradizionalista o meno.</em></p>
<p><em>I miei progetti nascono da ricerca interiore, fatta di lunghe &#8220;passeggiate fotografiche&#8221;, volte, forse anche a scopo un pò terapeutico, a ritrovare un equilibrio, cercando di evadere dal caos.</em></p>
<p><em>Non pianifico i miei scatti, passeggio, contemplo e mi soffermo portando a casa, a volte un buono scatto ed altre volte, la serenità di essermi riappropriato del mio tempo. E&#8217; forse per questo che prediligo le lunghe esposizioni. Non mi piace la frenesia, preferisco essere &#8220;lento&#8221;, cerco di trasmettere, attraverso la fotografia, la mia inquietudine, ma sussurrandola per lo più. Il muovermi tra l&#8217;imbrunire e la notte ne è una naturale conseguenza, poichè in determinate condizioni di luce, dovendo effetuare delle pose che vanno dai 40 secondi ai venti/quaranta minuti sei inevitabilmente costretto a pensare, a soffermarti ed a curare maggiormente i particolari dovendo immagazzinare in un unica immagine il fluire del tempo, che sia tramite il movimento dell&#8217;acqua, delle nuvole o di una palma&#8221;.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Andrea De Paoli</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Jun 2010 09:26:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca De Meis</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Tramite la fotografia cerco la semplicità, la chiarezza, non mi piace essere incerto nel significato, preferisco suscitare emozioni multiple, magari complesse, anche contrastanti, comunque non ambigue. Andrea De Paoli è un giovane e sensibile fotografo romano classe 1976. Dopo aver conseguito la maturità linguistica, Andrea si iscrive alla facoltà di Scienze Politiche. Gli studi, però, sono difficili e l’ambiente de [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_2060" class="wp-caption aligncenter" style="width: 586px"><img class="size-full wp-image-2060  " title="andreadepaoli" src="http://www.fotonote.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/06/andreadepaoli.jpg" alt="Uno scatto realizzato su pellicola a Cuba " width="576" height="410" /><p class="wp-caption-text">Uno scatto realizzato su pellicola a Cuba</p></div>
<p style="text-align: center;">
<blockquote><p>Tramite la fotografia cerco la semplicità, la chiarezza, non mi piace essere incerto nel significato, preferisco suscitare emozioni multiple, magari complesse, anche contrastanti, comunque non ambigue.</p></blockquote>
<p><a href="http://andreadepaoli.wordpress.com/" target="_blank"><strong>Andrea De Paoli</strong></a> è un giovane e sensibile fotografo romano classe 1976. Dopo aver conseguito la maturità linguistica, Andrea si iscrive alla facoltà di Scienze Politiche. Gli studi, però, sono difficili e l’ambiente de La Sapienza pure e incerto sul proprio futuro, come molti della sua generazione, Andrea comincia a lavorare in modo discontinuo prima in un supermercato, poi per una società che organizzava mostre d’arte, come cameriere e commesso di abbigliamento. Nel frattempo, attratto dal mondo del cinema, partecipa come comparsa e figurante speciale in film e pubblicità, e con i soldi guadagnati riesce a permettersi la sua prima Nikon FM2. Tanti scatti ma ancora nessuna vera ambizione. L’occasione di un lavoro come redattore in una rivista e poi a tempo pieno in una società di comunicazione gli consentono di raggiungere la tanto desiderata indipendenza prima di molti suoi coetanei. La routine però gli va stretta e allora con grandi sacrifici termina gli studi e si laurea con buoni risultati, cerca la propria voce tramite lezioni di canto, si iscrive al corso di fotografia della Scuola di Scienza e Tecnica del Comune di Roma. Attualmente realizza book fotografici per attori e reportage di viaggio. Gli scatti di Andrea sono realizzati principalmente su pellicola, l&#8217;analogico è la sua dimensione ideale, e i suoi ritratti mostrano una spontaneità e una particolare interazione con il soggetto, un rapporto che dura uno scatto ma che cerca di mettere a nudo le emozioni più profonde&#8230;<br />
Ecco cosa ci ha raccontato Andrea a proposito del suo modo di &#8220;vivere&#8221; le emozioni legate alla fotografia&#8230;</p>
<p><em>&#8220;Tramite la fotografia cerco la semplicità, la chiarezza, non mi piace essere incerto nel significato, preferisco suscitare emozioni multiple, magari complesse, anche contrastanti, comunque non ambigue. Quando realizzo un ritratto sono costretto ad avvicinarmi, ad entrare in relazione, e per me non è mai stato facile. Io sono stato abituato ad essere parsimonioso con le emozioni e fermarmi a conoscere le persone mi aiuta ad essere più generoso, più espansivo, mi sento più libero. L’empatia fra soggetto e fotografo è molto importante in un ritratto e in viaggio a volte ci vuole anche molta pazienza, la stessa che ci vorrebbe per scrivere una buona storia. Con gli attori è spesso più facile, loro sono certo più disponibili a scoprirsi, a farsi vedere, ma devo comunque prima conquistarmi la loro fiducia. Il bello sta nel capire chi sono, indagare l’idea che hanno di loro stessi, farli lavorare su qualcosa di nuovo. Sono spesso giovani e mi piace la loro passione. È anche un modo per entrare in contatto col mondo del cinema che mi ha sempre affascinato e che mi piacerebbe conoscere meglio.&#8221;</em></p>
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		<title>Guido Caruso</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Jun 2010 08:08:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca De Meis</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una continuazione di me stesso, una “penna” che non fa errori, che mi permette di raccontare quello che osservo o avverto con un margine d’errore pari allo 0,01% Guido Caruso è uno studente universitario palermitano che nell&#8217;era del digitale ha fatto una scelta &#8220;rivoluzionaria&#8221;: scattare in analogico. I suoi lavori sono spiazzanti, evanescenti e surreali, mescolano la quotidianità al sogno, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="size-full wp-image-2046 aligncenter" title="guido caruso" src="http://www.fotonote.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/06/guido-caruso.jpg" alt="" width="600" height="533" /></p>
<blockquote><p>Una continuazione di me stesso, una “penna” che non fa errori, che mi permette di raccontare quello che osservo o avverto con un margine d’errore pari allo 0,01%</p></blockquote>
<p><a href="http://www.fotocommunity.it/pc/account/myprofile/733591" target="_blank"><strong>Guido Caruso</strong></a> è uno studente universitario palermitano che nell&#8217;era del digitale ha fatto una scelta &#8220;rivoluzionaria&#8221;: scattare in analogico. I suoi lavori sono spiazzanti, evanescenti e surreali, mescolano la quotidianità al sogno, la realtà alla interiorità creando un effetto intenso che cattura e incuriosisce al primo sguardo&#8230;</p>
<p>Ecco come Guido ci ha raccontato il suo rapporto con la fotografia&#8230;.</p>
<p><em>&#8220;Una continuazione di me stesso, una “penna” che non fa errori, che mi permette di raccontare quello che osservo o avverto con un margine d’errore pari allo 0,01%. Rappresenta una mia visione, una mia interpretazione della disposizione degli oggetti nello spazio, non tutti vediamo le cose allo stesso modo. Dentro l’obiettivo è come se vedessi un’orchestra disordinata, pigra. Tanto più veloce sono a riordinarla ad organizzarla, quanto prima ottengo l’armonia che ricerco. La scelta di un istante: si, no, si, non più, si, no, Boom e schiaccio l’otturatore. Attraverso la realizzazione di astrattismi cerco di trasmettere “concetti” facilmente e diversamente interpretabili dall’osservatore.<br />
Nei soggetti che ritraggo cerco di evidenziare ciò che mi interessa e nascondo quello che ha meno importanza. Ecco perché uso un bianco e nero così contrastato, estremo. A volte mi capita di ottenere risultati diversi dall’originale, ma siccome si avvicinano molto a quanto avevo visto prima, non le distruggo. Mi diverte studiare le scene, organizzare piccole sale di posa, prediligo luci basse e scenari freddi, angoscianti, spesso con pochi motivi d’esistenza. Uso spesso materiali poveri, riciclo, trasformo.<br />
In questo periodo fotografo con una scatola che mi sono costruito, un dagherrotipo. Fotografo a posa e poi in camera oscura sviluppo.<br />
I risultati sono notevoli. Non ho mai usato  una macchina fotografica digitale&#8221;.</em></p>
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		<title>Alessio Guarino</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Jun 2010 12:30:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca De Meis</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Potessi cambiare i miei inutili anni a studiare fotografia con altri viaggi lo farei senza pensarci un attimo Alessio Guarino è nato a Napoli e ha studiato Scultura all&#8217;Accademia di Belle Arti di Napoli, successivamente si è dedicato agli studi di fotografia al CFP Bauer di Milano. Ha lavorato come assistente di Sergio Merli e Enrico Conti nella fotografia pubblicitaria [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="size-large wp-image-2030 aligncenter" title="alessio guarino" src="http://www.fotonote.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/06/DSC_00155-600x398.jpg" alt="" width="600" height="398" /></p>
<blockquote>
<p style="text-align: left;">Potessi cambiare i miei inutili anni a studiare fotografia con altri viaggi lo farei senza pensarci un attimo</p>
</blockquote>
<p><a href="http://www.alessioguarino.it/" target="_blank"><strong>Alessio Guarino</strong></a> è nato a Napoli e ha studiato Scultura all&#8217;Accademia di Belle Arti di Napoli, successivamente si è dedicato agli studi di fotografia al CFP Bauer di Milano. Ha lavorato come assistente di Sergio Merli e Enrico Conti nella fotografia pubblicitaria e con Francesco Radino nella fotografia di architettura. Ha esposto alla Biennale della fotografia di Torino e alla Fondazione Cesare Correnti di Milano e in diverse collettive in Italia.<br />
Dal 1995 iniziano, poi, i suoi viaggi e le collaborazioni con l&#8217;editoria occupandosi prevalentemente di architettura, ritratti e reportage socio-antropologico. Cura un <a href="http://www.twodogs.it/" target="_blank"><strong>web magazine</strong></a> fotografico. I suoi lavori sono stati pubblicati su molte riviste italiane e straniere. Attualmente vive e lavora a Tokyo.  I lavori in B/n di Guarino scrutano le architetture metropolitane in modo morbido e rigoroso: scatti dove le linee degli edifici si sposano alla poesia dei paesaggi e alla discreta presenza delle figure umane. Nei ritratti, poi, l&#8217;artista presenta in modo asciutto, e spesso contestualizzato, i suoi soggetti con i quali sembra intessre un dialogo che non ha bisogno di parole. Ecco come Guarino si racconta a Fotonote&#8230;</p>
<p><em>&#8220;Ho sempre considerato la fotografia un mezzo per raccontare delle storie, le mie storie. e forse e in questo caso che ho prodotto le cose migliori i lavori a cui sono legato.  Non ho mai amato la fotografia professionale nonostante mi sia utile per guadagnare denaro. Amo la fotografia di chi viaggia, di chi ha imparato quelle poche regole fermo durante lo scalo in un qualche aeroporto in giro per il mondo tra una lettura di un libro o altro. Potessi cambiare i miei inutili anni a studiare fotografia con altri viaggi lo farei senza pensarci un attimo. Ho comprato molta macchine fotografiche tra una esperienza e l&#8217;altra ma  l&#8217;unica a cui tengo è  una Plaubel Makina  con un 55 mm Nikon,  amica di tanti viaggi&#8221;.</em></p>
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		<title>Lorenzo Papadia</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Apr 2010 08:29:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca De Meis</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;Non riuscirei a trascorrere una sola delle mie giornate senza la fotografia&#8221; Lorenzo Papadia è un giovane fotografo che vive e lavora nel Salento. Lorenzo scatta, rigorosamente con la sua fedele e inseparabile Leica, immagini in gran parte in bianco e nero. I suoi scatti, soprattutto i ritratti, sono spontanei ed immediati e dimostrano una interazione con il soggetto improntata [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.fotonote.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/04/lorenzopapadia.jpg" rel="lightbox[1880]"><img class="size-large wp-image-1881 aligncenter" title="lorenzopapadia" src="http://www.fotonote.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/04/lorenzopapadia-600x402.jpg" alt="lorenzopapadia" width="600" height="402" /></a></p>
<blockquote><p>&#8220;Non riuscirei a trascorrere una sola delle mie giornate senza la fotografia&#8221;</p></blockquote>
<p><a href="http://lorenzopapadia.weebly.com/index.html" target="_blank"><strong>Lorenzo Papadia</strong></a> è un giovane fotografo che vive e lavora nel Salento. Lorenzo scatta, rigorosamente con la sua fedele e inseparabile Leica, immagini in gran parte in bianco e nero. I suoi scatti, soprattutto i ritratti, sono spontanei ed immediati e dimostrano una interazione con il soggetto improntata alla sensibilità e all&#8217;&#8221;ascolto&#8221; della realtà circostante.</p>
<p>Ecco come si racconta Lorenzo a Fotonote:<br />
&#8220;<em>Fotografare è per me osservare con occhi sempre curiosi e interessati tutto quanto mi circonda. È come se in ogni foto rivivessi la mia infanzia. La macchina fotografica può rivelare uno stato d&#8217;animo molto meglio di quanto io stesso riesca ad esternare.<br />
Quello che riprendo attraverso il mirino può divertirmi, angosciarmi, dar libero sfogo all&#8217;ironia. Una scena che costruisco può colpirmi, accarezzarmi, ma soprattutto farmi riflettere. E la mia Leica diventa improvvisamente il lettino dello psicanalista; la camera oscura il rifugio che per qualche istante mi isola dal mondo.<br />
Le istantanee scattate in strada mi mettono sempre di fronte alla imprevedibilità delle cose. Credo basti osservare, saper attendere e lasciarsi sorprendere, così come accade poi nella vita.<br />
Raccontare una storia per immagini è quanto di più impegnativo e al contempo stimolante io possa concepire per la mia fotografia.<br />
Costruire una frase, un discorso, in cui al posto delle parole ci siano delle immagini, è ciò che cerco di perseguire nei lavori che porto avanti, perchè è il modo di comunicare che &#8216;sento&#8217; più di altri.<br />
Essendo cresciuto con i film di Truffaut, Antonioni, Rossellini, con l&#8217;amato Totò, sento molto feeling con il bianco e nero. Lo prediligo perchè trovo arrivi immediatamente al concetto da esprimere, evitando distrazioni dovute al colore.<br />
Attualmente sono impegnato in un progetto fotogiornalistico tutto pugliese, con l&#8217;agenzia <a href="http://propugliaphoto.com/c/propugliaphoto/about" target="_blank"><strong>ProPugliaPhoto</strong></a>, di cui è fondatore il fotoreporter &#8220;Kash&#8221; <a href="http://www.kashgt.co.uk/Kash/It-En.html" target="_blank"><strong>Gabriele Torsello</strong></a>, e porto avanti dei lavori personali che spero di poter completare a breve e proporre presto&#8221;.</em></p>
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		<title>Antongiorgio Rastelli</title>
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		<pubDate>Sat, 27 Mar 2010 10:14:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca De Meis</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;Sono affascinato da gesti primitivi e meccanici ripetuti nel tempo superficialmente senza importanza ma che in realtà sono espressione di ciò che siamo&#8221; La prima volta che Antongiorgio Rastelli mi ha parlato dei suo autoscatti ero incuriosita ma a dire il vero un po&#8217; perplessa ma mi è bastato vedere una delle sue foto per rimanere folgorata dal suo stile [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote>
<div>
<div id="attachment_1770" class="wp-caption aligncenter" style="width: 610px"><a href="http://www.fotonote.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/03/La-paura-di-ogni-sera.jpg" rel="lightbox[1769]"><img class="size-large wp-image-1770" title="La paura di ogni sera" src="http://www.fotonote.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/03/La-paura-di-ogni-sera-600x379.jpg" alt="La paura di ogni sera" width="600" height="379" /></a><p class="wp-caption-text">La paura di ogni sera</p></div>
</div>
<div>&#8220;Sono affascinato da gesti primitivi e meccanici ripetuti nel tempo superficialmente senza importanza ma che in realtà sono espressione di ciò che siamo&#8221;</div>
</blockquote>
<p>La prima volta che <a href="http://www.fotocommunity.it/pc/pc/mypics/1357139" target="_blank"><strong>Antongiorgio Rastelli</strong></a> mi ha parlato dei suo autoscatti ero incuriosita ma a dire il vero un po&#8217; perplessa ma mi è bastato vedere una delle sue foto per rimanere folgorata dal suo stile intimo e vero. Antongiorgio è un giovane informatico con la passione della fotografia e la sua particolarità è nelle sue opere, che realizza in autoscatto, e che ritraggono soprattutto le sue mani affusolate intente in semplici gesti quotidiani. Ne escono fuori immagini sospese e poetiche, che spesso Antongiorgio accomuna a frasi o versi: foto dense di atmosfera che comunicano un senso di attesa, un vortice di stati d&#8217;animo che si esprime attraverso il linguaggio di segni simbolici. Il giovane fotografo romano è stato uno dei protagonisti della recente collettiva, dal titolo Interpreto il Bianco e Nero, organizzata dalla <a href="http://www.spaziodarte.it/" target="_blank"><strong>Associazione Spaziodarte</strong></a> di Roma.</p>
<div>Ecco cosa ci ha raccontato Antongiorgio a proposito di sè e del suo originale modo di fotografare&#8230;</div>
<div>&#8220;<em>Fotografando le mani in tutta la loro purezza e semplicità cerco di esprimere passione, paura, fobia, gioia e dolore, stati d&#8217;animo</em></div>
<div><em>che quotidianamente influenzano e modificano il nostro modo di essere. Consulente informatico per sopravvivere, fotografo per esigenza di espressione. Mi piace la fotografia concettuale studiata, pensata, elaborata, che dietro ad un apparente semplicità nasconda più significati. Prendo ispirazione dalle cose più elementari,  sono affascinato da gesti primitivi e meccanici ripetuti nel tempo superficialmente senza importanza ma che in realtà sono espressione di ciò che siamo&#8221;.</em></div>
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		<title>Papad Zilla</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Feb 2010 16:28:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca De Meis</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Papad Zilla è lo pseudonimo di un giovane fotografo, Pino Lombardo, dotato di un talento visivo davvero molto interessante. L&#8217;artista, classe 1978, sembra avere due anime: una in bianco e nero con la quale racconta squarci di vita cittadina struggenti e intimistici; un&#8217;altra, invece, decisamente più pop che esplode nel colore e si focalizza soprattutto sul corpo femminile in straniante [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.fotonote.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/02/ONLY.jpg" rel="lightbox[1519]"><img class="size-full wp-image-1520 aligncenter" title="ONLY" src="http://www.fotonote.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/02/ONLY.jpg" alt="ONLY" width="443" height="290" /></a></p>
</blockquote>
<p><a href="http://www.papadzilla.com/" target="_blank"><strong>Papad Zilla</strong></a> è lo pseudonimo di un giovane fotografo, Pino Lombardo, dotato di un talento visivo davvero molto interessante. L&#8217;artista, classe 1978, sembra avere due anime: una in bianco e nero con la quale racconta squarci di vita cittadina struggenti e intimistici; un&#8217;altra, invece, decisamente più pop che esplode nel colore e si focalizza soprattutto sul corpo femminile in straniante interazione con l&#8217;ambiente.</p>
<p><strong>Quando hai cominciato a fotografare?</strong><br />
Avendo avuto madre e padre che praticavano la fotografia, faccio fatica a ricordare un momento della mia vita che è rimasto impresso nella mia mente senza essere rimasto impresso anche sulla carta fotografica. Ricordo lo scatolo della mia prima camera fotografica come fosse stato un giocattolo, anche perchè per me è rimasto un gioco. Non è che non dorma la notte per pensare come trasformare un pensiero in una foto, a me viene facile. Girando per Barcellona con un mio amico architetto mi sono reso conto di quante cose bisogna allineare in un attimo per fare una foto. e a me questa cosa viene estremamente semplice. Comunque una foto molto sginificativa l&#8217; ho fatta a 17 anni, dopo avere avuto un terribile incidente stradale. Mi sono autoritratto accanto un televisore che emetteva il segnale del cosmo, quei puntini in bianco e nero per intenderci. e mi sono infilato la spina in bocca. Dopo tanti anni, un giorno guardando questa foto mi sono reso conto dove è iniziato questo mio modo di fare le cose.</p>
<p><strong>Nelle tue immagini si alternano il bianco e nero e il colore: vuoi  parlare di questa tua doppia anima?</strong><br />
Si, per me sono due cose totalmente diverse anche se nascono dallo stesso mezzo d&#8217; espressione, cioè la fotografia. La differenza sostanziale tra le due cose è questa: quando vado a realizzare un reportage le foto conservano il taglio e la resa cromatica originali, in pratica posso alzare un negativo e dire questa foto è mia, non dice bugie, era un momento, in un posto, secondo me. Niente post produzione, niente dialogo con i soggetti fotografati. una sola camera, un solo obiettivo ed il sole come direttore della fotografia.<br />
Invece governo l&#8217; altro tipo di fotografia assemblando la scansione di più diapositive che post produco personalmente. Mi posso sbizzarrire a dire quello che voglio perchè non sono costretto in un unico momento ma posso metterne insieme diversi. Anche se<br />
disdegno totalmente quel genere di fotografie realizzate assemblando il mare dei Caraibi, il cielo della Norvegia e la modella fotografata a superstudio.<br />
<a href="http://www.fotonote.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/02/COMMUNISM-RELAPSE-2000-c-by-Papad-Zilla.jpg" rel="lightbox[1519]"><img class="alignright size-full wp-image-1576" title="COMMUNISM RELAPSE - 2000 (c) by Papad Zilla" src="http://www.fotonote.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/02/COMMUNISM-RELAPSE-2000-c-by-Papad-Zilla.jpg" alt="COMMUNISM RELAPSE - 2000 (c) by Papad Zilla" width="454" height="472" /></a><br />
<strong>E&#8217; difficile per un giovane artista affermarsi in Italia. Quali sono le  difficoltà maggiori che incontri nella tua attività?</strong><br />
Mamma santa s&#8217; è difficile. Innanzitutto si tratta di una cerchia di persone ben chiusa. Potresti esssere Caravaggio, ma la tua identità esiste solo nel momento in cui possono associarti ad una conoscenza diretta o meglio ancora una parentela. Ma su questo non voglio dilungarmi perchè rischio di avvelenare anche il tuo sito&#8230;</p>
<p><strong>Di recente hai esposto in un negozio di Napoli un manichino &#8220;ucciso&#8221;:  qual è il senso di questa installazione così forte?</strong> <strong>Si tratta di una denuncia o di semplice provocazione?</strong><br />
Ma, il senso per me era lo stesso di sempre. Denunciare quello che penso attraverso l&#8217; arte. Faccio le cose in maniera surrealista, ho un secchio che riempio di sensazioni. Ed alla fine, quando vado a fare qualcosa, esce fuori quello che avevo dentro. Non è stata nè una trovata pubblicitaria nè una cosa fatta per fare rumore. Mi sono sentito anche un po&#8217; Forrest Gump, tutti mi chiedevano perchè l&#8217;avevo fatto.<br />
Ma era solo una cosa che avevo dentro. Tanto clamore era disatteso sia in me sia negli stilisti per cui l&#8217; ho realizzata.<br />
Forse ho fatto tante altre cose in maniera più ambiziosa, ma  per il momento queste cose giacciono parcheggiate nelle scatole che con fatica mi porto<br />
dietro da una casa all&#8217; altra&#8230;</p>
<p><strong>Cosa significa per te fotografare?</strong><br />
Forse quello che per altre persone significa respirare.</p>
<p align="center">
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		<title>Stefano Pavone</title>
		<link>http://www.fotonote.it/2009/12/09/stefano-pavone/</link>
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		<pubDate>Wed, 09 Dec 2009 14:50:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca De Meis</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Cerco di inserire la presenza umana in ambienti &#8220;degradati&#8221; , cementati, dove siamo costretti a vivere Stefano Pavone è un ragazzo abruzzese con la passione per la fotografia e per la musica. Nonostante Stefano si dedichi solo da relativamente poco tempo allo scatto dimostra già di avere talento e sensibilità. Le sue immagini sono &#8220;racconti di strada&#8221;, per la maggior [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.fotonote.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/12/pescara.jpg" rel="lightbox[1209]"><img class="alignnone size-full wp-image-1210" title="pescara" src="http://www.fotonote.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/12/pescara.jpg" alt="pescara" width="900" height="600" /></a></p>
<blockquote><p>Cerco di inserire la presenza umana in ambienti &#8220;degradati&#8221; , cementati, dove siamo costretti a vivere</p></blockquote>
<p>Stefano Pavone è un ragazzo abruzzese con la passione per la fotografia e per la musica. Nonostante Stefano si dedichi solo da relativamente poco tempo allo scatto dimostra già di avere talento e sensibilità. Le sue immagini sono &#8220;racconti di strada&#8221;, per la maggior parte in bianco e nero, che pur essendo molto realistici cercano di far emergere quella parte più poetica legata alla nostra realtà. Ecco come si racconta a fotonote&#8230;</p>
<p><em>&#8220;Sono un ragazzo di Silvi Marina  che da poco si è avvicinato al mondo della fotografia in maniera  autodidatta,sempre aperto e in cerca di nuovi stimoli e spero di potermi migliorare con il tempo. Sono molto affascinato dalla persone (ritratti sempre in street) e dalla relazione che ha l&#8217;uomo con l&#8217;ambiente urbano, come lo vive lo trasforma. Molti scatti sono situazioni, serate, concerti che sto vivendo in prima persona facendo apparire il mio punto di vista. Partecipo a siti come <a href="http://www.flickr.com/photos/37240240@N03/" target="_blank"><strong>flickr</strong></a> o fotocommunity soprattutto per confrontarmi e vedere che riscontro hanno in persone molto piu preparate di me&#8221;</em></p>
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		<title>Mario Profili</title>
		<link>http://www.fotonote.it/2009/12/06/mario-profili/</link>
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		<pubDate>Sun, 06 Dec 2009 14:50:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca De Meis</dc:creator>
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		<category><![CDATA[bianco e nero]]></category>
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		<description><![CDATA[Fotografo con quel che mi capita a tiro, e spero che NON mi passi MAI questa cosa compulsiva della fotografia Mario Profli, ingegnere innamorato dello scatto, ha un ricchissimo album flickr pieno zeppo di immagini, dai ritratti alle geometrie, passando per le architetture e per il nudo. Il suo sito web, dove Mario presenta il suo portfolio, è ricco di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.fotonote.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/11/pride-2009.jpg" rel="lightbox[1120]"><img class="size-large wp-image-1121 aligncenter" title="*" src="http://www.fotonote.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/11/pride-2009-540x359.jpg" alt="*" width="540" height="359" /></a></p>
<blockquote><p>Fotografo con quel che mi capita a tiro, e spero che NON mi passi MAI questa cosa compulsiva della fotografia</p>
</blockquote>
<p>Mario Profli, ingegnere innamorato dello scatto, ha un ricchissimo album <a href="http://www.flickr.com/photos/mariopr/" target="_blank"><strong>flickr</strong></a> pieno zeppo di immagini, dai ritratti alle geometrie, passando per le architetture e per il nudo. Il suo <a href="http://marioprofili.carbonmade.com/" target="_blank"><strong>sito</strong></a> web, dove Mario presenta il suo portfolio, è ricco di impressioni in bianco e nero e a colori, piccoli momenti rubati alla quotidianità e fissati in uno scatto silenzioso ma efficace. Ecco come Mario si presenta a Fotonote:</p>
<p><em>&#8220;Ingegnere spaziale, fotografo per caso. Fotografo per fissare ciò che percepisco attorno a me. e che risveglia la mia attenzione. fotografo perché mi piace. Fotografo perché il tentativo di fissare un istante è qualcosa di estremamente difficile, e quelle rarissime volte che sento di esserci riuscito si trasforma in qualcosa di magico. Fotografo perché questo mi costringe a guardare il mondo attorno a me con attenzione, diversamente da quanto farei normalmente, distratto dalla routine, dal lavoro, e dalle<br />
cose. Fotografo perché la fotografia per me è sadismo, voyeurismo, contemplazione, immersione, interazione ed empatia al tempo stesso. fotografo perché amo profondamente la fotografia.&#8221;</em></p>
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		<title>Matteo Fulimeni</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Nov 2009 14:40:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca De Meis</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Uso il mirino come occhio ironico, poetico o antropologico, a seconda delle opportunità Matteo Fulimeni ha 23 anni da compiere e una passione per la fotografia. Il suo album flickr e ricco di emozionanti, delicati ed estemporanei ritratti soprattutto in bianco e nero. Le immagini di questo giovanissimo fotografo sono arricchite da parole che ne amplificano ed enfatizzano il senso. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1116" class="wp-caption aligncenter" style="width: 370px"><a href="http://www.fotonote.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/11/Lo-scocciatore.jpg" rel="lightbox[1108]"><img class="size-large wp-image-1116" title="Lo scocciatore" src="http://www.fotonote.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/11/Lo-scocciatore-360x540.jpg" alt="Lo scocciatore" width="360" height="540" /></a><p class="wp-caption-text">Lo scocciatore</p></div>
<blockquote><p>Uso il mirino come occhio ironico, poetico o antropologico, a seconda delle opportunità</p></blockquote>
<p>Matteo Fulimeni ha 23 anni da compiere e una passione per la fotografia. Il suo album <a href="http://www.flickr.com/photos/34227553@N07/" target="_blank"><strong>flickr</strong></a> e ricco di emozionanti, delicati ed estemporanei ritratti soprattutto in bianco e nero. Le immagini di questo giovanissimo fotografo sono arricchite da parole che ne amplificano ed enfatizzano il senso. Ecco cosa ci racconta Matteo di se stesso e del suo amore per lo scatto, per la musica e per la parola&#8230;</p>
<p><em>&#8220;A lungo ragazzino fanfarone, dopo una conversione spirituale diventa un secchione impenitente.  Evita le botte dei bulli grazie ai suoi prodigiosi riflessi. Studia il piano dall’età di sette anni. A casa è impeccabile, ma durante i concerti stecca immancabilmente l’ultimo accordo diventando materia di gustosi aneddoti per genitori annoiati. Salta a piè pari l’adolescenza, scrive, colleziona medie del nove e si ritrova &#8211; non si sa per quale motivo &#8211; all’università. Lettere e Filosofia. Qui, sbalordito dall’ erudizione dei prof, decide di studiare ventiquattrore su ventiquattro perché non si sente all’altezza. Va a lezione, studia, suona, scrive, poi torna a lezione. Un giorno si sente male e smette di studiare,suonare, scrivere e andare a lezione. Due mesi d’ospedale e un anno sabbatico. Torna all’università e scopre che quello dei prof era uno squallido bluff infilando un trenta e lode dopo l’altro. E’ a qualche esame dalla laurea, ma non dà troppa importanza al fatto. Nel frattempo mastica cinema come chewingam: sragiona per Fellini, Antonioni, Bunuel, Godard e tutti i cineasti orientali. Spinto da un masochismo passionale si fa quattro mesi da spazzino per acquistare la sua Nikon D80 e comincia a fotografare nell’Ottobre 2008. La sua prima foto è una bottiglia di birra con accanto una cicca: ci mette tre ore a scattarla. Niepce, dall’aldilà, gli fa notare che lui c’avrebbe messo di meno. La fotografia lo riavvicina al mondo, come una terapia. Ad un anno di distanza è fedele all’idea della macchina come appendice. Adora Bresson, Doisneau, Erwitt, Giacomelli, Scianna e Anders Petersen. Sogna il cinema, fusione di tutte le arti che ha amato e praticato nella vita. Nel frattempo commette un mucchio di errori ma si augura di vivere belle esperienze&#8221;.</em></p>
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