Prosegue fino al 30 settembre 2010 nelle sale della “Galleria 38” di Lucca la mostra “I’m Sorry” della artista milanese Eleonora Rossi, a cura di Louisa Adam.
La mostra presenta il ciclo dei nuovi lavori fotografici e il video trittico con cui l’artista continua la costruzione del suo personale universo poetico, che vede il suo fulcro nello stretto legame tra arte e vita. Le riflessioni e le ricerche, che l’artista ha condotto attraverso viaggi ed esperienze variegate, sono finalizzate a delineare, attraverso parametri metaforici, le varie declinazioni del concetto di perdono, delle sue estensioni sociali, multi-culturali, rituali ed esistenziali. Un’operazione etica ed estetica condotta attraverso la continua ricerca d’immagini simboliche e di reperti letterari e iconografici dalla forte valenza emotiva.
Il video “A human Heart Looks Like A Fist Wrapped in Blood” traduce visivamente il processo di condivisione attraverso il quale si manifesta il perdono; da un lato l’inevitabile presa in carico della colpa da parte del pentito che desidera scontarla mediante un’azione di ostensione pubblica del proprio atto trasgressivo e dall’altra il pubblico che in questo caso rappresenta “colui” che il perdono lo concede.
Modulo ripreso e amplificato dalla videoinstallazione “I’m Sorry”, in cui il ritmo ossessivo del video e dell’audio – realizzato con una macchina fotografica impostata in modalità time-slice –trasforma lo spettatore in elemento attivo, decisivo per la creazione della tensione necessaria alla pienezza dell’esperienza e produce un’amplificazione sensoriale che modella lo spazio della galleria secondo una nuova sintassi emozionale.
Il ciclo fotografico addressee vede protagonista una giovanissima ginnasta, che coreografa i vari stati emotivi della transizione verso il perdono, scandendoli in forma grafica e verbale.
Sorta di personificazione coreutica della dea romana Clementia, dea del perdono e della misericordia, che testimonia la fede dell’artista nella parola e nell’immagine come strumenti di cambiamento.
L’operazione di Eleonora Rossi mostra coscientemente le strette connessioni tra il fatto religioso, inteso nella sua accezione più ampia, e quello artistico, interrogandosi sulla funzione dell’artista nell’attuale contesto contemporaneo.
L’arte diventa quindi per Eleonora Rossi lo strumento per restituire la capacità di esercitare l’atto eroico del guardare, dentro e fuori di sé.
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