Andrea De Paoli

Uno scatto realizzato su pellicola a Cuba

Uno scatto realizzato su pellicola a Cuba

Tramite la fotografia cerco la semplicità, la chiarezza, non mi piace essere incerto nel significato, preferisco suscitare emozioni multiple, magari complesse, anche contrastanti, comunque non ambigue.

Andrea De Paoli è un giovane e sensibile fotografo romano classe 1976. Dopo aver conseguito la maturità linguistica, Andrea si iscrive alla facoltà di Scienze Politiche. Gli studi, però, sono difficili e l’ambiente de La Sapienza pure e incerto sul proprio futuro, come molti della sua generazione, Andrea comincia a lavorare in modo discontinuo prima in un supermercato, poi per una società che organizzava mostre d’arte, come cameriere e commesso di abbigliamento. Nel frattempo, attratto dal mondo del cinema, partecipa come comparsa e figurante speciale in film e pubblicità, e con i soldi guadagnati riesce a permettersi la sua prima Nikon FM2. Tanti scatti ma ancora nessuna vera ambizione. L’occasione di un lavoro come redattore in una rivista e poi a tempo pieno in una società di comunicazione gli consentono di raggiungere la tanto desiderata indipendenza prima di molti suoi coetanei. La routine però gli va stretta e allora con grandi sacrifici termina gli studi e si laurea con buoni risultati, cerca la propria voce tramite lezioni di canto, si iscrive al corso di fotografia della Scuola di Scienza e Tecnica del Comune di Roma. Attualmente realizza book fotografici per attori e reportage di viaggio. Gli scatti di Andrea sono realizzati principalmente su pellicola, l’analogico è la sua dimensione ideale, e i suoi ritratti mostrano una spontaneità e una particolare interazione con il soggetto, un rapporto che dura uno scatto ma che cerca di mettere a nudo le emozioni più profonde…
Ecco cosa ci ha raccontato Andrea a proposito del suo modo di “vivere” le emozioni legate alla fotografia…

“Tramite la fotografia cerco la semplicità, la chiarezza, non mi piace essere incerto nel significato, preferisco suscitare emozioni multiple, magari complesse, anche contrastanti, comunque non ambigue. Quando realizzo un ritratto sono costretto ad avvicinarmi, ad entrare in relazione, e per me non è mai stato facile. Io sono stato abituato ad essere parsimonioso con le emozioni e fermarmi a conoscere le persone mi aiuta ad essere più generoso, più espansivo, mi sento più libero. L’empatia fra soggetto e fotografo è molto importante in un ritratto e in viaggio a volte ci vuole anche molta pazienza, la stessa che ci vorrebbe per scrivere una buona storia. Con gli attori è spesso più facile, loro sono certo più disponibili a scoprirsi, a farsi vedere, ma devo comunque prima conquistarmi la loro fiducia. Il bello sta nel capire chi sono, indagare l’idea che hanno di loro stessi, farli lavorare su qualcosa di nuovo. Sono spesso giovani e mi piace la loro passione. È anche un modo per entrare in contatto col mondo del cinema che mi ha sempre affascinato e che mi piacerebbe conoscere meglio.”

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