
Una continuazione di me stesso, una “penna” che non fa errori, che mi permette di raccontare quello che osservo o avverto con un margine d’errore pari allo 0,01%
Guido Caruso è uno studente universitario palermitano che nell’era del digitale ha fatto una scelta “rivoluzionaria”: scattare in analogico. I suoi lavori sono spiazzanti, evanescenti e surreali, mescolano la quotidianità al sogno, la realtà alla interiorità creando un effetto intenso che cattura e incuriosisce al primo sguardo…
Ecco come Guido ci ha raccontato il suo rapporto con la fotografia….
“Una continuazione di me stesso, una “penna” che non fa errori, che mi permette di raccontare quello che osservo o avverto con un margine d’errore pari allo 0,01%. Rappresenta una mia visione, una mia interpretazione della disposizione degli oggetti nello spazio, non tutti vediamo le cose allo stesso modo. Dentro l’obiettivo è come se vedessi un’orchestra disordinata, pigra. Tanto più veloce sono a riordinarla ad organizzarla, quanto prima ottengo l’armonia che ricerco. La scelta di un istante: si, no, si, non più, si, no, Boom e schiaccio l’otturatore. Attraverso la realizzazione di astrattismi cerco di trasmettere “concetti” facilmente e diversamente interpretabili dall’osservatore.
Nei soggetti che ritraggo cerco di evidenziare ciò che mi interessa e nascondo quello che ha meno importanza. Ecco perché uso un bianco e nero così contrastato, estremo. A volte mi capita di ottenere risultati diversi dall’originale, ma siccome si avvicinano molto a quanto avevo visto prima, non le distruggo. Mi diverte studiare le scene, organizzare piccole sale di posa, prediligo luci basse e scenari freddi, angoscianti, spesso con pochi motivi d’esistenza. Uso spesso materiali poveri, riciclo, trasformo.
In questo periodo fotografo con una scatola che mi sono costruito, un dagherrotipo. Fotografo a posa e poi in camera oscura sviluppo.
I risultati sono notevoli. Non ho mai usato una macchina fotografica digitale”.













