Il centro commerciale, il non-luogo per eccellenza, il tempio del comsumismo e della alienazione di questi nostri tempi confusi, a volte può nascondere un tesoro… Roma, sabato pomeriggio, piove, sotto un tetto di vetro e acciaio passeggio cercando un segnale: eccolo, un manifesto enorme che presenta la mostra di un grande della fotografia italiana, il più grande a mio modesto parere. Si tratta di una gigantografia di una foto che ritrae dei seminaristi che sembrano “danzare nel bianco”, figure nere che si stagliano in un mare di luce. Siamo al Centro commerciale Cinecitta 2 dove fino al 25 luglio va in scena la mostra “Mario Giacomelli 99 foto”.
“Non fotografo ciò che vede il mio occhio, ma la mia anima”, questa è la frase di Mario Giacomelli che introduce questa importante personale, uno retrospettiva che per la prima volta offre agli sguardi di un vasto pubblico una serie di scatti che ripercorrono la carriera del fotografo di Senigallia dal 1959 al 2000.
Lo spazio espositivo Cinecittàdue Arte Contemporanea propone le potenti e struggenti immagini di Giacomelli, dai primi scatti alle serie più celebri come Scanno (1957-1959) dedicato alla cittadina abbruzzese, e ai suoi abitanti, che già aveva ispirato Henri Cartier Bresson. In “Io non ho mani che mi accarezzino il volto” (1961-1963), sfilano invece giovani seminaristi che giocano in mezzo alla neve. Tra le serie in mostra anche “Caroline Branson” (1971-73), ispirata all’”Antologia di Spoon River”di Edgar Lee Masters e “Presa di coscienza sulla natura” (1977-1979) dove i paesaggi in bianco e nero diventano geometrie e la natura si trasf
orma sotto l’occhio di chi ne conosce bene il valore e le suggestioni. La morte emerge in modo provocatorio e inesorabile dalle rughe dei volti dei vecchi della serie “‘Verra’ la morte e avra’ i tuoi occhi’” e guardando questi scatti ci si interroga sulla fragilità della civiltà della apparenza, una operazione mentale che all’interno di un centro commerciale, a dire il vero, provoca un certo effetto straniante..
A completare la retrospettiva: un toccante testo scritto da Marco Lodoli e un video “Mario Giacomelli La mia vita intera”, a cura di Simona Guerra, che raccoglie le dichiarazioni del maestro poco prima della sua morte avvenuta nel 2000. Dalle trascrizioni di questo documentario è nato anche un volume edito da Bruno Mondadori.
Una location non convenzionale, dunque, per presentare le suggestive opere di un fotografo che come nessun altro ha saputo dare voce ai moti dell’animo umano, trasformando la luce in arte, la realtà in un lacerante e coinvolgente monologo esistenziale.














