Chris Rain: sogno espressionista

Chris Rain, Every tree is broken

Chris Rain, Every tree is broken

Le immagini di Chris Rain sono sontuose allucinazioni. Chris Rain è un giovane artista, molto apprezzato da critica e pubblico, che riesce ad inventare attraverso i suoi scatti un mondo onirico capace di risucchiare lo spettatore in un vortice di sensazioni ed emozioni. Opere in bianco e nero che fanno pensare alle più diverse influenze artistiche e culturali: lavori complessi – sia dal punto di vista tecnico che di contenuto – che rimandano all’espressionismo tedesco e al cinema di Wiene e di Murnau. Il lavoro di Chris va oltre la fotografia e assorbe moti dell’anima e suggestioni visive e letterarie: il risultato è un originale universo, un mirabolante specchio che invita ad andare oltre…

I tuoi scatti si intrecciano alla parola, come nel libro I am the Snow, dando vita ad un album di ricordi dove il bianco e nero è fortemente evocativo e invita alla riflessione. Qual’è la genesi di una tua opera? Da cosa trai maggiormente ispirazione?
La linea di confine che distingue parola e immagine è pura convenzione del nostro linguaggio, entrambe sono alcune delle tante entità a nostra disposizione per descrivere i desideri, e usarne una piuttosto che l’ altra risulta essere solo una scelta pratica per l’occorrenza. L’ ispirazione prende vita per dare conforto ad ordinari affanni, interrogativi indistricabili e buoni propositi lasciati incompiuti, e ogni gesto espressivo che ne può nascere, è solo una splendida e inconsapevole presunzione di poter viaggiare nel tempo, stravolgere le leggi naturali e perchè no, anche la natura stessa dell’ uomo.
Che percorso ha seguito la tua formazione artistica e fotografica?
Nulla di particolarmente rigoroso o lineare, sogno di fare lo scrittore, a giorni alterni cambio idea e immagino colonne sonore; è una perenne golosità di intenti, voler toccare e conoscere più cose possibili e alla svelta, montare giocattoli intuitivamente senza farsi suggestionare troppo dal libretto di istruzioni.
La maggior parte del tuo lavoro creativo si svolge in camera oscura: ti immagino mentre al buio e in silenzio ti concentri sui negativi… Quali sono le sensazioni e le aspettative che provi in quei delicati momenti?
Il negativo è un piccolissimo punto di partenza se messo a confronto del risultato finale, ma di tutto questo processo il vero momento irruento ed appagante con me stesso è nel trovare l’ idea, avere in mente quella storia da raccontare senza la quale non uscirei neppure di casa. Lavorare in camera oscura (o altri mezzi, come di recente) avendo già chiaro quello che sarà il risultato, diventa un semplice e parsimonioso ritocco degli ultimi particolari. Quando tutto è già pronto per essere offerto e svelato, nel tempo che avanza ci si perde spesso in una sindrome ossessiva di perfezionamento di cui in realtà, non c’è ne sarebbe poi tanto bisogno.
Hai mai pensato di cedere alle lusinghe del digitale?
Mi limiterò a dire che mezzi e strumenti, nell’ arte, sono totalmente secondari. Anzi, insignificanti. Non dovrebbero neppure scriverli nelle didascalie.

Una delle immagini in mostra fino al 23 maggio 2010 alla galleria ST di Roma

Una delle immagini in mostra fino al 23 maggio 2010 alla galleria ST di Roma

Le tue immagini evanescenti e surreali mi ricordano per certi versi certe atmosfere rarefatte di Antoine D’Agata e in parte un certo gusto per la teatralità proprio di Joel Peter Witkin… A quali fotografi ti senti più vicino?
Non c’è nessuno in particolare di cui seguo le tracce, ammiro chi ha fantasia, chi vuole sempre superarsi e fa della sua opera un autoritratto emotivo e psicologico. Oggi mi viene mente Max Ernst, Frantisek Drtikol e Ludwig Kirchner.
Sei giovanissimo ed hai già vinto premi nazionali ed internazionali, ricevendo per il tuo lavoro riconoscimenti di pubblico e critica: un curriculum niente male che ti pesa, ti lusinga, ti destabilizza…
Mi lusinga conoscere qualcuno che vedendo queste immagini si senta in un qualche modo affine e stuzzicato nei suoi ricordi.
I tuoi lavori sono davvero ipnotici e surreali: con quali scatti stupirai prossimamente il tuo pubblico? Hai in cantiere altri progetti sul filone di Overture?
Le divisioni in serie o progetti si fanno solo per semplificare la fruibilità e riempire lo spazio addetto al titolo, a me in fin dei conti sembra di portare avanti lo stesso discorso da anni. A livello estetico ultimamente mi diverto a dipingere le immagini, nel frattempo vorrei riuscire a relazionare i miei anonimi paesaggi ad altre persone (sembra una banalità).
Come pensi che la tua originalissima cifra stilistica possa mutare o evolversi nel prossimo futuro?
Non ci tengo molto a saperlo, sono emblematicamente diviso tra l’ incubo per lo scorrere del tempo e la curiosità nel destino; cerco innovazione ovunque essa si possa attingere e di certo detesto chi ristagna riproponendo all’ infinito idee uguali a se stesse alla stregua di una vendita all’ incanto.

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