In occasione della XII Settimana della Cultura -16/25 aprile 2010 lo Spazio Labo’ – Centro di Fotografia di Bologna ospita un incontro con il Prof. Maurizio Rebuzzini durante il quale verrà presentato il suo ultimo libro, 1839-2009. Dalla Relazione di Macedonio Melloni alla svolta di Akio Morita. Come dire, dal dagherrotipo all’acquisizione digitale di immagini. E consecuzioni (Ed. FOTOgraphia Libri, 2009)
Venerdì 16 aprile 2010, dalle ore 19 gli spazi della associazione culturale bolognese saranno la sede dell’incontro, ad ingresso libero dal titolo Le tecnologie possono cambiare, evolversi, ma i princìpi restano. Maurizio Rebuzzini – che si occupa di fotografia come redattore, collaboratore o direttore editoriale dal 1972 – si occupa di linguaggio, tecnica e costume della
fotografia ed è curatore della sezione storica degli apparecchi fotografici al
Museo Nazionale Alinari della Fotografia.
“Rebuzzini ha considerato una storia, quella della fotografia, da angolature classiche e
anticonformiste, come è nella sua natura e preparazione di uomo colto ed intelligente, e come deve essere per non soggiacere a ribollite che oramai si sono consunte, nella cucina poverissima di idee e ridondante di errori che blocca la digestione alle nostre menti. La traccia, proprio per prendere coscienza di che cosa è la fotografia e di quanto abbia inciso sul nostro modo di essere e di vivere, è i grandi momenti che hanno impresso una svolta senza ritorno» si legge nella prefazione al volume scritta da Giuliana Scimé
Il libro di Rebuzzini ricostruisce il percorso dell’immagine dai suoi albori fino alle recenti innovazioni che ne hanno rivoluzionato modalità e contenuti. Ogni capitolo rappresenta una tappa fondamentale del linguaggio che dal 1839 non smette di cambiare ed evolversi, per arrivare all’operazione voluta da Akio Morita, presidente di Sony, che ha avviato l’acquisizione digitale
delle immagini. Una originale storia della fotografia, non solo per addetti ai lavori, che parte dal dagherrotipo passando per la Box Kodak, di George Eastman (1888), fino alla mitica Leica, di Oskar Barnack (1913-1925), e alla Polaroid.













