Un anno fa un violento terremoto colpiva duramente l’Abruzzo e in particolare la città de l’Aquila e i comuni limitrofi. Sono passati 12 mesi e la città abruzzese è ancora ferita: passeggiare per il corso fino a piazza Duomo circondati da transenne e macerie è una emozione che buca il cuore e che fa sperare che al più presto questa coraggiosa popolazione, colpita dolorosamente nelle cose più care, abbia la possibilità di riappropriarsi di una città che oggi è ancora fantasma.
Proprio nella riaperta piazza Duomo che è stato organizzato un tendone, sul quale svetta la scritta Riprendiamoci la città, diventato un nuovo punto di riferimento per gli aquilani e per chi, come me – con profondo rispetto, solidarietà e una sorta di pudore nel raccogliere immagini – ha deciso di passare qualche ora tra le ombre e le speranze della ricostruzione. Porterò a lungo nei miei occhi le emozioni che ho provato osservando le ferite di una città fiera rimasta ferma, come congelata, alle 3:32 del 6 aprile 2009: negozi vuoti, transenne, ponteggi, calcinacci, crepe e silenzio.
L’Associazione Agorà di Babete (AQ) aveva lanciato qualche mese fa un concorso fotografico, che avevamo provveduto a segnalare, incentrato sul racconto del sisma e dei suoi effetti: ora proprio le foto che hanno partecipato all’iniziativa sono state riunite in una mostra dal titolo Giorno Zero, allestita per qualche giorno sotto il tendone di Piazza Duomo. Una serie di scatti emozionanti, tra i quali naturalmente anche quelli dei vincitori del concorso, che documentano con varie prospettive e tecniche gli attimi della tragedia: dalla distruzione degli edifici, alla solidarietà di volontari e vigili del fuoco, dai volti della popolazione alla speranza di una rinascita.













