E’ stata prorogata fino al 30 maggio la mostra, ospitata dal Palazzo di Primavera di Terni e interamente dedicata a Tina Modotti, una grande protagonista della fotografia e della vita culturale della sua epoca. La retrospettiva, dal titolo Tinissima Fotografia e Rivoluzione, racconta attraverso cento immagini il percorso artistico e intellettuale di una donna sui generis: combattiva, tenace e di grande talento e bellezza (i nudi che il grande Edward Wenston le scatto negli anni ’20 rimangono modernissimi e conturbanti). Oltre agli scatti della Modotti la retrospettiva ospita anche un interessante, e approfondito, documentario di produzione francese dedicato alle tappe salienti della incredibile vita dell’artista. Purtroppo l’esperienza come fotografa di Tina durò solo qualche anno ma le poche immagini rimaste, in gran parte dedicate al suo amato Messico, rendono l’idea delle capacità di questa coraggiosa ragazza: madri che allattano, ritratti di bambini ma anche immagini di fiori (che nella loro plastica rigidità mi hanno ricordato alcune immagini di Robert Mapplethorpe), e still life dominati dalla presenza di falce e martello. Una mostra, curata da Anronio Vanni, che merita una visita magari approfittando di uno dei prossimi fine settimana di sole e cogliendo l’occasione per fare un giro in una delle tante deliziose l0calità dell’Umbria.
La biografia di Tina Modotti, nata ad Udine nel 1846, è complessa e eccezionale al tempo stesso: dalla fabbrica ai set Hollywoodiani, dalla rivoluzione Messicana alla Berlino nazista, dalla Russia dominata da Stalin alla Spagna segnata dalla Guerra Civile, un percorso speciale di un personaggio inquieto e capace di infrangere le regole del perbenismo del suo tempo.
Oltre ad essere una donna libera e indipendente, sospesa tra emancipazione ed impegno civile, Tina ebbe anche la capacità di regalarci scatti intensi e appassionati, fotografie che raccontano con umanità e partecipazione le tragedie della Storia. La produzione fotografica della Modotti ebbe purtroppo vita breve – si sviluppa, infatti, dal 1923 al 1930 – ma soli sette anni le bastarono a Tina per raccontare l’anima del Messico e della sua gente. La fotografa, amica di grandi maestri come Edward Wenston, che fu suo amante, e Alvarez Bravo, morì in circostanze misteriose nel 1942 e sulla sua tomba si legge il seguente toccante epitaffio scritto per lei da Pablo Neruda: Tina Modotti, sorella non dormi, no, non dormi: forse il tuo cuore sente crescere la rosa di ieri, l’ultima rosa di ieri, la nuova rosa. Riposa dolcemente sorella. Sul gioiello del tuo corpo addormentato ancora protende la penna e l’anima insanguinata come se tu potessi, sorella, risollevarti e sorridere sopra il fango.














