Domenica 14 marzo alle 17.00 si inaugura la mostra fotografica dal titolo Residui – Fotografie del Santimatti Studio. Le sale espositive della galleria de “Lo Spazio di via dell’ospizio“, di Pistoia, ospitano una serie di scatti realizzati dai fotografi Filippo Giansanti e Fabrizio Pelamatti. Il Santimatti studio è un progetto che nasce dall’amicizia di Giansanti e Pelamatti, due fotografi toscani che dall’autunno 2008 , per circa un anno, hanno esplorato e fotografato i resti di alcuni ospedali psichiatrici a trent’anni dalla legge Basaglia.
Il risultato di questo progetto è un percorso tra stanze vuote, corridoi deserti, suppellettili abbandonate e attrezzature sanitarie che sembrano uscite dalle atmosfere oscure e gotiche di un romanzo di Mary Shelley: residui che il tempo e la 180 hanno lasciato dietro di sé ma che ancora riescono a far sentire forte la loro voce. La mostra resterà aperta fino al prossimo 9 aprile.
Ecco cosa ci hanno raccontato Fabrizio Pelamatti e Filippo Giansanti a proposito di questo progetto…
Come nasce il Santimatti Studio?
Dopo tanti anni di amicizia, in cui entrambi portavamo avanti separatamente l’interesse per la fotografia, ci siamo detti: “Perché non fare qualcosa insieme?”, era nato il santimattistudio! Il nome poi nasce dall’unione della parte finale dei nostri cognomi: Gian-santi e Pela-matti inizialmente con l’idea di non prenderci troppo sul serio e che, successivamente, ci siamo accorti rappresentare bene lo spirito del nostro lavoro.
Quali manicomi avete fotografato e come è nata l’idea di realizzare questo progetto fotografico?
Nel Periodo in cui il nostro progetto è nato (novembre 2008), eravamo molto influenzati dalla fotografia dei lungometraggi di Andrei Tarkovsky, alla ricerca di quelle atmosfere che ritroviamo in film come “Stalker” o “Nostalghia” . Ci sembrava che luoghi come gli ex ospedali psichiatrici potessero offrire spunti interessanti a tale scopo e, inoltre, avevamo la fortuna di averne alcuni a portata di mano come il complesso “Sbertoli” noto a molti fotografi pistoiesi, quello di Volterra, di Firenze ed altri ancora. Infine l’avvicinarsi dell’anniversario della legge “Basaglia” è stato lo spunto che ci ha portato a concretizzare l’idea iniziale in un progetto più solido.
Quali sono state le sensazioni che avete provato nel fotografare dei luoghi che hanno visto una sofferenza così forte?
All’inizio c’era anche un po’ di paura nell’attraversare questi enormi monumenti alla decadenza positivista nei pomeriggi autunnali, in cui per anni ha albergato tanta sofferenza. Ad ogni rumore sobbalzavamo con il cuore in gola tuttavia, con il tempo, quegli ambienti sono diventati sempre più familiari ed alla fine quelle stanze e quei corridoi lavorati dal tempo, in cui spesso la natura ha restaurato il suo dominio, suscitavano in noi un senso di intima pace e, lo so che è strano a dirsi, di tranquillità.
C’è una immagini in particolare che riassume il senso della vostra mostra?
Sarebbe difficile isolare un’unica immagine rappresentativa del nostro lavoro e ci auguriamo in realtà che, a loro modo, tutte partecipino e comunichino la sensazione che noi stessi abbiamo provato percorrendo quei dedali di stanze e corridoi. Una sensazione di sospensione irreale dello spazio e anche del tempo, come ci trovassimo in uno spazio metafisico.
Avete in programma altri progetti insieme?
Per il futuro tante idee di cui qualcuna più concreta ma, dato lo stato embrionale di queste, è decisamente prematuro dare delle anticipazioni. Speriamo poi di riuscire a far girare la mostra anche in altre sedi magari nelle città in cui si trovano le strutture fotografate quindi, a breve, temo che saremo impegnati ancora un po’ con “Residui”.














