Edward Hopper a Roma

hopper

Per una volta non parliamo di scatti ma di pittura, anche se nel caso di Edward Hopper è fortissima la sua influenza sulla storia della fotografia. Per la prima volte in Italia una retrospettiva celebra il genio del pittore americano che seppe rappresentare in modo lucido e spietato il vuoto della società tra le due guerre. In mostra a Roma, dal 16 febbraio fino al 13 giugno, le opere di Hopper: quadri che mostrano paesaggi urbani gelidi e sospesi, luoghi realistici riempiti da una umanità attonita e in eterna attesa. I volti dei personaggi di Hopper, in particolare quelli femminili, assomigliano a maschere vuote e sofferenti, manichini che si collocano in contesti di insostenibile quotidianità. I quadri di Hopper, caratterizzati da un realismo che potremmo definire esistenziale, hanno ispirato molti fotografi, ci vengono in mente tra gli altri Eggleston, Shore e in un certo qual modo anche il più cinematografico Gregory Crewdson. L’ordinario orrore della società americana vive nei quadri di un maestro della pittura contemporanea che amava dire: “Quello che vorrei dipingere è la luce del sole sulla parete di una casa”.

Anche se la mostra romana appare incompleta, concentrandosi soprattutto sui primi anni della attività di Hopper e tralasciando invece i quadri più famosi, vale la pena visitarla per entrare in contatto con questo artista schivo e geniale nel cogliere quell’horror vacui che ognuno di noi si trascina dietro. Una curiosità: all’inizio del percorso espositivo viene presentata la ricostruzione in 3 D del quadro più famoso del pittore, i Nottambuli: irresistibile la tentazione di inserirsi nel contesto e farsi fotografare con la faccia triste tra gli avventori di un bar che si trasforma in un non luogo dell’anima.

Articoli Correlati

Collegati | design by line22 Copyright FotoNote.it 2008-2012 - Tutti i diritti riservati - FTM Studio SRL - P.IVA 08117231004