Diego Assandri è un fotografo con la passione per l’Africa. Nato a Savona nel 1973 Diego si definisce un fotografo esploratore e con la sua Land Rover e la sua macchina fotografica ha attraversato il continente africano realizzando libri e documentari. Ecco cosa ci ha raccontato delle sue esperienze di “cacciatore” di storie ed immagini…
Quando è cominciato il tuo amore per l’Africa?
Potrei raccontare un episodio. All’età di anni 7 per la mia prima comunione tra lo stupore dei parenti chiesi una macchina fotografica reflex Yashica XD quartz. La prima immagine scattata è stata quella di un leone riprodotto da un’enciclopedia degli animali che avevo in casa. Dunque la fotografia e l’Africa hanno ossessionato la mia esistenza fin da ragazzino. Comunque sono ormai quindici anni che esploro il nero continente e più viaggio anche in altri luoghi più la voglia di ritrovarmi in Africa è forte.
Cosa ti colpisce di più del continente africano quando ti trovi con la tua macchina fotografica in mano: i volti, i paesaggi, la natura?
Nella natura ritrovo i volti ed i paesaggi di cui non posso fare a meno.
Qual è lo scatto che ricordi maggiormente tra i migliaia che hai fatto in quei posti così unici?
Il più sudato direi un Piro Piro (un tipo di uccello, ndr) in Namibia: 2 ore a 50 gradi sotto il sole non si dimenticano. Il più emozionante… sul tetto del mio Land Rover scattare il mio primo tramonto sul fiume Congo. IL FIUME.
Nel tuo libro Transafrica hai compilato una sorta di manuale di sopravvivenza per chi viaggia in quei posti: cosa è indispensabile portare con sè quando si affronta un viaggio in un paese Africano?
Ti dirò invece cosa non bisogna portare: l’arroganza. Come spesso mi viene da dire la miglior cosa è: orecchie basse e camminare.
Sul cosa portare… beh consiglio a tutti di comprare il manuale “Transafrica!”.
Nel tuo sito dici che la fotografia non è arte… Cosa è invece per te fare fotografia?
Dico anche: “nella fotografia può esserci qualcosa di artistico, ovvero di somigliante all’arte, solo quando l’uso dello strumento fotografico è volto a raccogliere un’emozione o a raccontare delle sensazioni. Chi è legato allo strumento ed alla sua tecnica e volge il suo obiettivo verso un’immagine per immortalarla, sta solo facendo una fotografia.” Vedi, anche se non particolarmente vecchio, ho 30 anni di fotografia e 15 di camera oscura sulle spalle. Troppe volte sento parlare di ricerca in questo o in quello, di tecnica e di effetti nuovi. Quando tu riesci a vivere un’emozione ad immortalarla e a restituirla con semplicità hai fatto già qualcosa di importante. Far vivere un qualcosa di immobile e statico questa è l’ossessione vera di chi tenta di emozionare con la fotografia. Purtroppo oggi vedo un po’ un appiattimento sia negli argomenti da proporre che nell’interesse generale sulle storie raccontate. Vedo un continuo virare il lavoro sul bianco e nero forse con la convinzione che emozioni di più e che tutto ciò che è in BW sia coinvolgente. La maggior parte dei lavori in BW che vedo sono semplicemente brutti e si usa il BW per nascondere i difetti o la propria incapacità. Il bianco e nero è difficile! 
Parlaci della tua attività nell’ambito dell’Associazione Amici per Africa…
Nel 2002 incontro delle suore a Savona che gestiscono un avamposto in quel di Irambo Kalehe sul lago Kivu in Congo Rep. Dem. Si
occupano dei bambini orfani della guerra. Hanno bisogno di costruire un refettorio nutrizionale. L’UNICO modo di far pervenire i soldi è quello di portarli personalmente. Inizio una raccolta facendo leva su amici e parenti, raggranello 5.000 euro e parto con l’aereo alla volta del Burundi. Poi con varie vicessitudini riesco ad arrivare al villaggio e a consegnare i soldi. Nel 2006 coinvolgo in tutto ciò Luca Oddera mio nuovo compagno di viaggio. Nel mentre che attraversiamo l’Africa dell’Ovest consegnamo altri 6.000 euro. Nel 2007 attraversiamo l’Africa dell’est e consegnamo 5.000 euro. Nel 2009 attraversiamo l’Africa in “orizzontale” e consegnamo 4.500 euro. Il refettorio è costruito ed i soldi arrivano dalla produzione dei libri e dei video e dalle donazioni della gente del paese.
Quale sarà la tua prossima avventura in Africa?
Congo. Sempre il Congo. E’ diventato un problema psichico… Comunque nei progetti non c’è solo Africa ma anche un giro del mondo “particolare” che per ora non posso svelare…
Ma allora esiste davvero il mal d’Africa… Per te in cosa consiste?
L’uomo nasce nudo, senza vestiti in un luogo che climaticamente posso sopravvivere. Quando passi l’equatore capisci che per vivere non hai bisogno di nulla ed il tuo fisico rinasce. Se esiste un mal d’Africa potrebbe essere proprio legato a questo. Io più che il mal d’Africa credo, come dice mia madre, di non aver terra ferma e la mia sete di viaggio, persone, animali e luoghi non avrà mai fine.













