Riccardo Improta è un fotografo romano che si sta dedicando ad una attività poco frequentata in Italia, quella delle stampe fine-art di dimensioni XL. Riccardo, che insegna presso la Scuola Romana di Fotografia ci parla della sua professione e della sua passione per lo scatto che ha saputo trasformare in una professione…
Quale percorso ti ha portato ad interessarti al mondo della fotografia?
Direi un percorso spontaneo. Mio nonno aveva un cinema, passato poi a mio padre. In quella magica e smisurata sala buia ci sono cresciuto. Un giorno accadde che scoprii la pellicola e credo sia cominciato tutto lì. Mi piaceva contemplare i fotogrammi, per tutto il tempo che volevo; c’era un altro mondo li dentro, in quel rettangolino. Poi la prima Polaroid, la prima reflex e così via. A differenza di altre grandi passioni, come suonare il piano, che si sono man mano un po’ perse nel tempo, la fotografia ha sempre modulato intensamente dentro di me, non ha mai smesso di entusiasmarmi. Decisi quindi che sarebbe stata la mia vita, feci un master qui a Roma e cominciai a lavorare.
Ti occupi principalmente di landscape, scenic , travel, concept… Hai fatto incursioni in passato in altre tipologie di foto, come per esempio il ritratto, oppure hai scelto da subito la strada da intraprendere?
La curiosità tipica dell’ essere fotografo ti spinge a cercare ovunque e credo che siano proprio l’esplorazione di percorsi nuovi e la sperimentazione continua ad irrobustire il tuo bagaglio tecnico, espressivo, culturale. Personalmente mi ritengo fortunato, avendo potuto scegliere in libertà di esprimere me stesso in ciò che “sento” di piu’ e di questo ringrazio tutti coloro che lavorando con me lo hanno reso possibile.
Stai promuovendo la realtà, poco conosciuta in Italia, della vendita di stampe fine-art di dimensioni XL… Vuoi parlarci in modo più approfondito di questa tua attività?
Potrebbe sembrare un discorso puramente commerciale, ma in realtà c’e’ dell’altro. Mentre in Italia il concetto di stampa fotografica fine-art è pressoché assente, in altri paesi è ben radicata l’idea di “opera fotografica” di cui acquistare una copia, magari a tiratura limitata, da esporre nella propria abitazione, per esempio. Ecco, credo molto nella stampa fotografica fine-art intesa come prodotto d’arte allo stato dell’arte ed è mia volontà rivendicarne un ruolo altrove consueto. Riguardo alle mie immagini, cerco di suscitare nello spettatore un senso di sospensione, di status contemplativo; per far questo scelgo attentamente i luoghi e scatto in panoramica grande formato. Ovviamente, per poter parlare di prodotto fine-art, c’èbisogno di qualità estrema. Sul mio sito illustro brevemente il flusso tecnico che mi permette di mettere sul mercato stampe fino a 3 metri di lunghezza.
Da parecchi anni insegni teoria e tecnica fotografica alla Scuola Romana di Fotografia a Roma. Ti sembra cresciuto l’interesse relativo al mondo delle immagini nelle nuove generazioni?
Ho cominciato ad insegnare per caso. Anni fa un vecchio amico mi chiese di fare un intervento alla Scuola per illustrare il mio lavoro. Fu una bella esperienza, mi entusiasmò interagire con i ragazzi, good vibrations! Avevo improvvisamente scoperto il piacere di divulgare e così continuai a farlo, espandendo le mie attività didattiche anche a workshops tematici. L’interesse relativo al mondo dell’immagine è notevolmente cresciuto, specialmente nei giovani, complici anche il mezzo digitale, che offre risultati immediati e a basso costo, e internet. Il digitale ha avvicinato molta più gente alla fotografia, amplificando la varietà delle visioni, ma ha anche prodotto un effetto collaterale: si riflette di meno, si scatta senza star troppo lì a pensarci, tanto si hanno parecchi Gb sulla scheda… questo può essere un problema, tende infatti a disorientare dall’approccio giusto. Su questo insisto molto durante le mie lezioni: lo strumento fotografico è solo il mezzo, il fine è la realizzazione di un ‘ idea. Accademicamente parlando, bisogna educare a partire dalle idee, a tirarle fuori da dentro se stessi, e fornire una solida base tecnica che ne permetta la realizzazione in base al proprio sentire.
Quale consiglio ti senti di dare ad un giovane che vuole intraprendere il tuo mestiere?
Diffcile rispondere… probabilmente tre parole: passione, umiltà, determinazione. E aggiungerei che è il mestiere più bello del mondo!














