Massimo Siragusa è un fotografo catanese di grande talento visivo. I suoi reportage sono piccole grandi storie di sapore iperrealista. Siragusa si è da poco aggiudicato il terzo premio del World Press Photo nella categoria Contemporary Issues con un lavoro sulle baraccopoli di Fondo Fucile (Messina)…
Come è nata l’idea di realizzare questa serie di fotografie sulla realtà di uno slum di casa nostra?
Conoscevo da tempo la realtà delle baraccopoli sorte dopo il terremoto del secolo scorso. Poi, nella primavera del 2008, un po’ casualmente, ho avuto modo di vedere la parte finale di un video che raccontava proprio di Fondo Fucile, che, a differenza delle altre baraccopoli, è stata costruita a partire dal secondo dopoguerra. Mi è sembrata subito una storia interessante, così ho cominciato a documentarmi. Verso la metà di ottobre sono riuscito ad avere dei buoni contatti a Messina, all’interno della piccola comunità di Fondo Fucile, e sono partito a realizzare le foto.
Come hai cominciato ad avvicinarti al mondo della fotografia?
Durante gli studi universitari. Volevo fare il giornalista, e mi sono iscritto a Scienze politiche. Poi la fotografia mi ha “preso la mano”, così ho cominciato a raccontare la vita di noi studenti, l’intimità e l’impegno politico degli anni tra il 1977 e il 1980/82. Sono un autodidatta, non ho mai frequentato scuole di fotografia, che, tra l’altro, non esistevano a Catania, la mia città. ho studiato molto, comprando tutti i libri d’immagine che potevo permettermi, ma, soprattutto, ho fotografato molto.
Che attrezzatura usi di solito?

Uno scatto della serie dedicata parchi di divertimento che Siragusa ha esposto durante il Festival della fotografia di Roma
L’attrezzatura si è evoluta ed è cambiata nel corso degli anni non tanto per adeguarsi al progresso tecnico, quanto per assecondare le mie trasformazioni di linguaggio e l’evolversi delle mie esigenze. In questi ultimi anni uso macchine a banco ottico, con lastre 4×5 pollici. mi piace spendere del tempo per regolare l’inquadratura, il diaframma, l’esposizione. Mi aiuta a riflettere e a farmi completamente assorbire dalla realtà che sto vivendo.
Alcune tue foto a colori sembrano opere iperrealiste, altre invece fanno pensare al surrealismo penso alla serie sui parchi di divertimento o a quella dedicata al circo… Pensi che ci sia un legame tra queste correnti artistiche e il tuo modo di fotografare?
Amo molto la pittura, così come la musica. è inevitabile che alcune delle correnti che preferisco abbiano esercitato una grande influenza sul mio modo di vedere. Ma, alle volte, mi faccio ispirare anche da un brano di jazz.
Quale pensi sia il segreto per realizzare un buon reportage?
Bella domanda… francamente non so se esista un segreto. so che è necessaria una buona base di conoscenza di quello che si vuole raccontare. So che devi farti assorbire da quello che stai vivendo, che devi entrare in sintonia con i luoghi e le persone che vuoi fotografare. So che devi guardare con occhi privi di pregiudizi, ma pieni di curiosità. so che devi essere sufficientemente determinato a proseguire per la tua strada.
Stai lavorando a qualche nuovo progetto?
Certo, sto continuando il mio “viaggio in italia” con altre storie che avranno come protagonista l’ambiente… ma non chiedermi quali…














