
Davide Monteleone è il fotoreporter che si è aggiudicato il World Press Photo 2008, nella categoria General News Stories con uno scatto che ritrae un matrimonio in Abkhazia. Davide, classe 1974, lavora come reporter dal 1998 e il suo modo di raccontare storie, anche le più drammatiche, attraverso le immagini colpisce per naturalezza e discrezione.
Hai vinto il WPP con un lavoro sull’ Abkhazia. Puoi raccontarci il contenuto e la storia di questo reportage?
L’ Abkhazia è uno dei numerosi stati-non stati nati con il crollo dell’ Unione Sovietica agli inizi degli anni ‘90. E’ ancora oggi considerata parte della Georgia nonostante la guerra etnica svoltasi nel 1992 che ha portato all’ espulsione dalla regione della popolazione Georgiana, ed essendosi auto proclamata indipendente con l’appoggio di Mosca non ha mai ottenuto un riconoscimento ufficiale. Nell’agosto del 2008 la guerra lampo tra Georgia e Russia nell’ Ossetia del Sud (altra regione che aspira all’autonomia dalla Georgia) ha riaperto le tensioni anche in Abkhazia. Ho seguito entrambi gli avvenimenti perché rientrano in un progetto a più ampio respiro sul Caucaso che intendo portare avanti e sono il naturale proseguimento del lavoro che dal 2002 ad oggi mi ha portato spesso in Russia e nelle repubbliche ex sovietiche.
Come cambia la vita professionale di un fotografo dopo essersi aggiudicato un premio così prestigioso?
E’ certamente un premio che da una grande visibilità internazionale, un riconoscimento prestigioso. Apre sicuramente a nuove possibilità , nuovi contatti professionali e stabilisce una sorta di livello qualitativo riconosciuto. Ogni risultato va comunque confermato e nella fotografia purtroppo sono le foto ad essere il metro di giudizio più dei premi.
Quali pensi siano le difficoltà maggiori che può incontrare un giovane fotografo scegliendo oggi la strada del reportage?
La fotografia in generale è un ambiente molto competitivo e oggi sicuramente più saturo di quanto non fosse solo 15 anni fa. Le tecnologie digitali, sono alla portata di tutti e tutti sono oggi in grado di fare delle fotografie. Nondimeno credo che come era un tempo così è oggi le foto sono realizzate dalla persona e non dallo strumento.
Chi è capace di conciliare qualità, innovazione e contenuti avrà sempre modo di spiccare sugli altri. Per quel che riguarda lo specifico il giornalismo credo che la crisi che l’ editoria affronta ormai da diversi anni diverrà una difficoltà maggiore per chi vuole sopravvivere facendo questo mestiere.
Sempre più oggi fare reportage significa auto-produrre, scegliere le proprie storie, finanziarle, realizzarle e solo infine trovare un cliente. E’ in qualche modo anche il prezzo della libertà, la possibilità di scegliere quali temi affrontare, con quale linguaggio, con quali tempi. Non è certamente un mestiere che si sceglie per arricchirsi, piuttosto per la passione, la curiosità, le innumerevoli e variegate possibilità che da di accostarsi a realtà sempre diverse.
Il tuo modo di entrare nelle realtà, anche quelle più dolorose, è molto discreto e poetico. Come definiresti il tuo stile di reportage?
Non ho una definizione, è semplicemente il mio modo. Credo sia ormai appurato che la fotografia svela molto di chi la realizza, alle volte più di quanto rappresenti il soggetto. Credo che la discrezione sia una qualità indispensabile soprattutto nelle situazioni dolorose, quando, da estraneo, si entra nelle sofferenze delle vite altrui, spesso senza chiedere “permesso”. Per quanto ci si possa sentire coinvolti da una determinata situazione siamo e rimaniamo degli osservatori, dei testimoni.
Il nostro coinvolgimento emotivo non è certo paragonabile alla sofferenza, ma in taluni casi neanche alla gioia delle persone che ci ritroviamo a fotografare. Ritengo che questa distanza debba essere rispettata con l’ educazione e la discrezione. Per quanto riguarda la poetica credo questo appartenga al mio modo di vedere le cose o se si vuole al mio stile. Come ogni forma di espressione si sceglie un modo di raccontare e probabilmente questa forma di nostalgia, poetica, malinconia fa parte del mio.
Hai un nuovo progetto in programma?
Ne ho molti che vanno e vengo nella mia mente, ogni giorno sono incuriosito da nuova cose, ma credo che non abbandonerò facilmente il mondo della Russia e delle ex Repubbliche Sovietiche. Sto seguendo un progetto sulle repubbliche del Caucaso di cui la storia vincitrice del world press fa parte. Un’ anteprima di questo lavoro dovrebbe essere esposta in occasione del prossimo festival di fotografia di Roma.














